Tra le rivisitazioni giapponesi della cucina occidentale quella che fa più rabbrividire gli italiani è senza dubbio gli spaghetti “napolitan” (スパゲッティーナポリタン). Ingannati dal nome, molti giapponesi credono che sia un piatto di italianissime origini, come la Amatriciana di Amatrice o gli spaghetti bolognaise per capirci, ma cosi non è.

Gli spaghetti napolitan fanno parte della cucina yoshoku, ovvero l’insieme dei piatti giapponesi che derivano da pietanze straniere e che hanno fatto propri. 

La storia degli spaghetti napolitan

L’origine degli spaghetti napolitan è rigorosamente giapponese e sappiamo anche a chi dare la colpa per questo abominio, ehm, volevo dire, dare il merito di questa stravagante ricetta.

Subito dopo la seconda guerra mondiale le truppe americane stazionavano in Giappone e il comandante in capo delle forze americane in terra nipponica, il Generale McArthur, era ospite di un hotel a Yokohama, l’Hotel New Grand, sopravvissuto ai bombardamenti. Lo chef dell’hotel, Shigetada Irie, per compiacere i suoi ospiti stranieri, si inventò un piatto che riprendesse il gusto occidentale e prendendo spunto dalle razioni dei soldati americani si mise ai fornelli. Nacquero cosi gli spaghetti napolitan.

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ナポリタン spaghetti Napolitana

Come sono fatti gli spaghetti Napolitan 

L’ingrediente che mette più a dura prova la tolleranza italiana (che in fatto di cucina, diciamocelo, è poca) è il ketchup. Gli spaghetti napolitan si compongono infatti di ketchup insaporito con aglio e bacon con l’aggiunta di funghi in scatola e verdure tritate, di solito peperoni. Gli spaghetti inoltre non sono al dente come piace a noi italiani (e come deve essere per legge divina) bensì sono stracotti per risultare un po’ più morbidi “stile udon” ed essere cosi più vicini al gusto giapponese.

A parziale discolpa dello chef Irie bisogna dire che la sua ricetta originale non prevedeva il ketchup bensì una purea di pomodoro in scatola. Lo chef Irie aveva infatti imparato il mestiere da uno chef di origini svizzere che gli aveva insegnato le basi della cucina italiana e francese, e mai si sarebbe sognato di mettere il ketchup nella pasta.
Subito dopo la guerra però i pomodori in scatola, così come quelli freschi, erano una rarità e un lusso e quindi i ristoranti che copiarono la ricetta dovettero un po’ adattarla considerando gli ingredienti a disposizione. Varie versioni sono disponibili ancora oggi ed è il motivo per cui si trovano spaghetti napolitan con i wurstel, con un misto di pomodoro e ketchup, con un uovo sopra, con l’aggiunta di salsa al tabasco e cosi via.

Per i puristi però l’hotel New Grand a Yokohama serve ancora gli spaghetti cucinati secondo la ricetta originale. 

E voi avete provato gli spaghetti napolitan in Giappone o ve ne siete tenuti alla larga?
Se non li avete ancora assaggiati li provereste? Li cucinereste a casa? 

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