Il 2026 è un anno molto speciale per il Giappone: si festeggiano i 100 anni del periodo Shōwa.
Per tutti coloro che stanno pensando che questa sia una battutaccia o una parolaccia tipica del vilipendio nipponico, non è così: il periodo Shōwa (o Era Shōwa) è il 124esimo periodo dell’impero giapponese.
124? periodo? Machestaiaddì? Non stiamo a spiegarvi i perché e i come quando c’è un articolo di epoche ed ere del Giappone, ma in somma sintesi: i giapponesi contano il calendario in base agli anni in cui l’imperatore è in carica. Ad oggi, 2026 – anno 6 del periodo Reiwa – siamo nel 126° periodo dell’impero.
La celebrazione dei 100 anni dal periodo Shōwa
Se avete letto la nostra guida a cos’è la Golden Week, spiegata bene, saprete sicuramente che il 29 aprile si celebra lo Shōwa no Hi (昭和の日). La prima delle 4 festività di questo periodo festeggia il compleanno dell’imperatore Hirohito.
Ma quest’anno è stato speciale: il 2026 marca i 100 anni dall’inizio del periodo Shōwa, iniziato nel 1926.
Per celebrare i 100 anni di Shōwa Jidai (昭和時代, lett: periodo Shōwa) si è tenuto un evento speciale al Nippon Budōkan – leggendario palazzetto multifunzionale a Chiyoda-ku – attesa da circa 6.000 partecipanti tra cui la prima ministra del giappone, Sanae Takaishi e da molti altri membri della dieta di Nagata-chō.
Il primo ministro nipponico, in un messaggio di pace ha espresso il seguente pensiero: “Non è forse giunto il momento di imparare dai nostri predecessori, che hanno vissuto la tumultuosa era Shōwa, superato la guerra e numerose calamità e forgiato la speranza, e di affrontare con coraggio le nuove sfide?”
Ha poi aggiunto che un popolo che non affronta queste sfide non ha futuro, ribadendo il suo impegno per migliorare il paese.
Alla cerimonia hanno partecipato anche Naruhito e l’imperatrice Masako.
Ma perché questo periodo Shōwa è così importante?
La storia del periodo Shōwa
Abbiamo parlato del 124° periodo dell’impero Giapponese. Lo sfavillante periodo Shōwa.
Quindi, quando parliamo di periodo Shōwa, parliamo del periodo in cui ha regnato Hirohito, il nonno dell’attuale imperatore Naruhito e della nuova era giapponese.
Il periodo Shōwa è stata la terza era moderna del Giappone, iniziata con l’imperatore Meiji e con il “grande balzo in avanti” che portò, alla fine dell’800, il Giappone da secoli di reclusione all’era moderna.
E il “regno” Shōwa è un periodo dalle mille sfaccettature: partiamo dall’aspetto numerico per cui il periodo Shōwa – durato 63 anni – è stato il periodo più longevo della storia millenaria dell’impero del crisantemo.
Ma non c’è solo questo: Hirohito è l’imperatore dai mille volti, quello del Giappone coloniale con le comfort women e del Massacro di Nanchino, quello di Pearl Harbor. Uno dei pochi alti rappresentanti che non fu processato a Norimberga e che subirà l’opera della SCAP, capitanata dal generale MacArthur, che scriverà la costituzione del paese di cui siamo innamorati oggi.
Come se tutto ciò non fosse abbastanza, Hirohito è l’uomo del miracolo economico giapponese: l’annichilimento militare (ad oggi esistente grazie all’articolo 9 della costituzione giapponese che prevede l’impossibilità per il Giappone di avere un esercito regolare) non significò sconfitta: quello che i giapponesi avevano perso con Fatman e Little Boy, lo avrebbero riconquistato con lo sviluppo economico.
L’era cool Japan
Non serve spendere molti colpi di tastiera per raccontare del fenomeno “Cool Japan”, un movimento culturale progettato a tavolino da un sistema neoliberista e al contempo centralizzato dalle zaibatsu e dalle keiretsu giapponesi, in cui tutti possono innovare nei loro clan moderni – le aziende – che sono legate tra loro in un sistema di holding in cui una sorregge l’altra.
Ma Hirohito non è stato solo questo: è stato l’uomo dell’umanizzazione dell’impero giapponese.
L’imperatore giapponese ha origini divine, e per questo il popolo non aveva diritto di ascoltarne la voce.
Ma il 15 Agosto 1945 la storia della famiglia imperiale cambia radicalmente: Hirohito interviene personalmente in NHK con il primo discorso dell’imperatore alla nazione, lo “Scritto sulla terminazione della grande guerra d’Asia” (大東亜戦争終結ノ詔書).
L’imperatore perde la sua aura divina ma nel farlo salva il paese del sol levante, contrapponendosi alla volontà dei suoi generali che volevano andare fino all’ultimo giapponese morto.
Come se ciò non bastasse, la voce di Hirohito fu ascoltata una seconda volta nel 1946 per recitare il Ningen-sengen (人間宣言), la “dichiarazione sulla natura umana” con cui l’imperatore negava di essere una divinità incarnata e dichiarava uguaglianza razziale tra la razza Yamato e gli altri popoli.
Il passato che ritorna
Se il primo “ventennio” del periodo Shōwa è stato uno dei momenti più atroci della storia del paese, i restanti 40 anni sono stati sicuramente più felici.
L’introduzione del suffragio universale, la democratizzazione economica e la grande liberalizzazione studentesca migliorano esponenzialmente le condizioni di vita del popolo nipponico.
La produzione economica (ndMarco: purtroppo non ci sono fonti ufficiali ma solo alcune stime 🙁) sono da economia tigre, con una stima negli anni 1950-1965 di una crescita pari o superiore al 10% all’anno.
Hideki Yukawa nel 1949 è il primo giapponese a cui viene dato il Premio Nobel (per la fisica). Sarà il primo di 7 a farlo durante gli anni di regno di Hirohito.
Gli accordi di Bretton Woods del 1944 avvantaggiano questa “gigacrescita”: uno yen “peggato” (agganciato) al dollaro con scambio 1 a 360 significava poter competere sui mercati internazionali a prezzi fortemente concorrenziali. Negli anni ‘70 nasce il G5, antenato dell’odierno G7 con UK, Stati Uniti d’America, Francia, Germania Ovest e Giappone.
L’architettura “Metabolistica” e postmoderna, i grandi grattacieli che cominciano a disegnare le skyline di Tōkyo e Ōsaka, il primo Shinkansen.
La definizione stessa di Giappone come “paese tra innovazione e tradizione” è il Giappone del secondo periodo Shōwa.
La bolla e il futuro
Gli anni ‘80 per il Giappone sono gli anni in cui la “gigacrescita” di cui sopra vive il picco massimo. Venerdì 29 dicembre 1989, il Nikkei di Tōkyo raggiunge il suo picco a 38,957.44 punti. Un picco mai raggiunto fino al 2024. In pratica, da quel giorno in poi il valore complessivo delle aziende giapponesi quotate in borsa non è mai arrivato a quel valore.
Finisce l’epoca Shōwa e scoppia la bolla giapponese.
Ci vorranno due decenni – i cosiddetti decenni delle Lost Decades – le tre frecce della Abenomics – per portare il Giappone (che nel frattempo è passato da essere seconda a quinta economia al mondo) ai livelli dello sfavillante periodo Shōwa, il periodo “Where We Were Kings”, miso edition.

