Mancano pochi giorni all’esordio mondiale a Russia 2018 della Nazionale giapponese. Il 19 giugno ci sarà la prima partita del girone: Giappone – Colombia. La Nazionale nipponica ha le armi adatte per giocarsela, una buona rosa di giocatori e un allenatore che conosce a fondo l’ambiente. Noi di ohayo.it abbiamo voluto sentire un parere autorevole. La voce di una persona tutt’ora molto amata nel paese del Sol Levante, l’ex allenatore della Nazionale giapponese: Alberto Zaccheroni.

Mister, lei è arrivato in Giappone nell’estate del 2010. Ci racconta come è andata?
Sono stato contattato telefonicamente nell’estate del 2010 e mi hanno chiesto se volevo guidare la Nazionale. Appena me lo hanno detto io avevo già un piede sull’aereo. Non me lo aspettavo ma la richiesta mi ha intrigato immediatamente“.

Quando è arrivato lì cosa ha trovato a livello calcistico?
La squadra che avevo io era straordinaria. Siamo partiti e abbiamo fatto 19 risultati utili consecutivi. Abbiamo perso con la Corea del Nord (sconfitta per 1 a 0 nel novembre del 2011 – ndr) perché, essendo già qualificati per il Mondiale, ho fatto giocare tutte le alternative. Credo che ancora il record di 19 risultati ci sia. Era una squadra molto forte, non a caso quasi 20 giocatori convocati per il Mondiale di Russia sono gli stessi che ho fatto giocare io. Quello che ho guidato era un bel gruppo, abbiamo vinto con l’Argentina, abbiamo vinto la Coppa d’Asia (nel 2011 – ndr), abbiamo vinto in casa della Francia, 3 a 2 contro il Belgio, 2 a 2 con l’Olanda poi abbiamo perso 4 a 3 contro l’Italia in una partita che grida ancora vendetta“.

Risultati che, però, il Giappone non ha saputo ripetere in Brasile.
Eh, nel 2014 al Mondiale ha pesato la storia. Non abbiamo avuto il coraggio di fare ciò che abbiamo fatto nei due anni precedenti, cioè andare a giocare nella metà campo dell’avversario. Purtroppo la storia ti dice che questa caratteristica non ce l’hai. Negli anni prima del torneo brasiliano eravamo abituati a stazionare in avanti e quando perdevamo palla eravamo subito pronti a recuperarla senza andarci a chiudere dietro. In Brasile non abbiamo avuto il coraggio di farlo. Abbiamo sbagliato la prima partita e dopo gli altri due incontri sono stati la conseguenza di quella sconfitta. Abbiamo perso sicurezza. Ma tutto quello che abbiamo fatto fino al Mondiale è stato di grande livello. Della mia storia calcistica tutti ricordano il Milan o l’Udinese, ma secondo me la squadra che ha giocato meglio è stato quel Giappone“.

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L’ottimo andamento con la Nazionale le ha permesso di vivere un’esperienza che in pochi possono dire di aver vissuto: l’incontro con l’Imperatore.
È stata una grandissima emozione. Ho provato un immenso stupore soprattutto quando l’Imperatore si è avvicinato a me e mi ha allungato la mano. Il Cerimoniere gli ha detto che c’ero io un po’ più avanti, lui ha accelerato, con tutta la famiglia al seguito, e quando mi ha raggiunto ha accennato un inchino e mi ha porto la mano. Io in quel momento non sapevo che fare, ero titubante ma poi gliela ho data e la gente che era lì intorno, vedendo il gesto, è scoppiata a piangere“.

La potenza del calcio a volte può far passare sopra a tante regole e cerimoniali, insomma.
Io faccio fatica a capire cosa sia successo. È nato un feeling tra me e la gente incredibile. Ovunque vada nel mondo non c’è un giapponese che non mi conosce. Da Londra, agli Stati Uniti, al Canada fino a Dubai, c’è sempre qualche giapponese che mi saluta“.

Lei ha dato molto al calcio giapponese ma è anche molto quello che il Giappone ha dato a lei.
Tra me e il Giappone si è creato un legame così forte che se qualcuno prova a scalfirlo mi arrabbio. È difficile da spiegare a parole quello che quel paese mi ha fatto vivere a livello di emozioni“.

Soffre anche lei del “mal di Giappone”?
Quest’anno non sono potuto andare a causa di impegni con la squadra (al momento è il commissario tecnico della nazionale degli Emirti Arabi Uniti – ndr) ma appena ho la possibilità vado. Anche se il grande terremoto che tutti dicono debba arrivare non mi fa stare tranquillo.

Parliamo di calcio attuale, come vede il Giappone in vista del Mondiale di Russia?
Il Giappone non deve guardare la storia. Deve giocare con le caratteristiche che ha: la tecnica, la resistenza. Ha bisogno di giocarsi le sue chance su quelle basi. Deve essere squadra, i giocatori ci sono. Devono mettersi lì e dire: “Bene noi siamo il Giappone e adesso giochiamo di squadra come sappiamo fare!”. Noi, prima del Brasile, le amichevoli pre-torneo le abbiamo giocate tutte bene, ora le cose non stanno andando allo stesso modo e forse è un bene. Noi siamo arrivati in pompa magna, magari iniziare il torneo con un po’ più di umiltà potrebbe essere un bene“.

Cosa pensa di Akira Nishino, l’attuale c.t. della Nazionale?
Lui li conosce meglio di quanto li conoscessi io, molti di loro li ha anche già allenati. Sotto l’aspetto psicologico può gestirli meglio. Non bisogna dimenticare poi che l’unica volta che hanno superato il primo turno (Mondiale del 2010, il Giappone arrivò agli ottavi di finale – ndr) erano allenati da Okadasan, un allenatore locale. Riescono a capirsi meglio. Io avevo un interprete bravissimo ma è chiaro che i toni e certe sfumature linguistiche sono diversi e per un allenatore può rappresentare un problema”.

Ha qualche consiglio che vuole dare a questa Nazionale?
“Quello che mi sento di consigliare è di non sbattere con il confronto con la storia, è la difficoltà che ho incontrato io con la mia nazionale. Se fossi l’allenatore cercherei di rimuovere quel tassello. Io pensavo di averlo rimosso, dopo due anni in cui avevamo espresso un calcio di ottimo livello anche contro le più grandi Nazionali del mondo. Invece era lì, dietro l’angolo. Insomma, vedremo se il Giappone andrà per fare la cenerentola o per dire “questa volta ve lo facciamo vedere noi chi siamo”
“.

La prima partita sarà contro la Colombia.
La Colombia che ho incontrato io, quattro anni fa, faceva paura. James Rodriguez ti spaccava in quattro da solo. Non sarà così facile. Ma io credo che la chiave sia la prima partita, come lo è stata per noi, la prima partita condiziona poi il cammino mondiale“.

Speriamo bene, allora!
Ah io tifo Giappone sicuro! Io domani (oggi – ndr) sarei voluto andare a vedere l’amichevole del Giappone contro il Paraguay ma ho mandato il mio assistente. Non avrei voluto creare qualche imbarazzo. La guarderò in televisione“.

Mister la ringrazio. Forza Giappone!
Forza Giappone!“.

 

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