In questa calda estate sto spazzolando un po’ di serie giapponesi sulle reti in streaming. Oggi Netflix mi ha stupito con Smoking, una serie giapponese incentrata su un killer della Yakuza.

Intanto attenzione, all’inizio delle puntate compare un bel “questo video contiene scene di violenza che potrebbero turbare lo spettatore” e si, ci sono parecchio sangue e violenza esplicita tantochè è vietata ai minori di 14 anni.

Non voglio fare troppi spoiler, e raccontare la serie quindi è difficile. Comunque ci sono cose che escono quasi o che trovate sulla presentazione di Netflix: il Killer, Sabe o zio Sabe (Ryo Ishibashi), viene chiamato lo scorticatore dato che toglie alla sua vittima i tatuaggi della schiena e porta il pezzo di pelle come dimostrazione di aver eseguito la missione.  Lo Aiutano Hifumin, Goro, e Haccho. Haccho è l’unico ad usare le armi da fuoco, Goro usa le arti marziali e la sua grande forza fisica. Hufimin infine è un ragazzo muto, probabilmente per aver assistito a fatti traumatici quando era bambino.

Il gruppo di Sabe vive tra i senzatetto e, ovviamente, non sono semplici killer: il loro scopo è di fa un po’ di pulizia nel torbido mondo della malavita giapponese, ma sempre seguendo delle regole che si sono dati.

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Ogni puntata è una storia a sè, ma la serie segue una trama orizzontale più vasta in cui mano a mano si scoprono dei dettagli sulla storia di Sabe e dei suoi aiutanti.

Al momento è disponibile solo una stagione di 12 episodi, la serie è solo in giapponese con sottotitoli in italiano. 

Una frase che mi ha colpito: “Haccho, dai una spianata”

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