Il DNA di un litografo giapponese scorre nelle vene di “Kubo e la spada magica”, che si preannuncia essere il più grande film d’animazione dell’anno. Dal 3 novembre al cinema.

Con l’innovativa tecnologia di stampa 3D, effetti CGI ibridi e un gigantesco modellino stop-motion alto 5 metri e mezzo, l’ultimo film dello Studio LAIKA è colossale.

Come i loro precedenti film Coraline, ParaNorman e The Boxtrolls, Kubo è un mix grandiose di sequenze d’azione e di temi maturi.  In un ambiente che ricorda la magia dei film Ghibli, il giovane Kubo (Art Parkinson) combatte con conflitti esilaranti e tragiche perdite. Non fa male ricordare che le altre voci nella versione americana sono di attori come Matthew McConaughey, Charlize Theron, George Takei e Ralph Fiennes e che il film ha ricevuto una campagna mediatica omnicomprensiva, dalle scarpe da ginnastica ai filtri di Snapchat.

Come parte della campagna, LAIKA ha invitato alcuni fortunatissimi giornalisti a visitare i loro studi di Portland (in Oregon) dove hanno potuto ammirare lo scheletro di mammouth chiamato “Sala delle Ossa”, l’occhio robodito di un mostro marino ed il modellino di una nave delle dimensioni di un’auto fatto di foglie autunnali.

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Parlando con gli artisti dietro a Kubo un nome era certamente inevitabile, quello dell’artista xilografo Kioshi Saito.

Kyoshi Saito, Villaggio con albero di caco. Dice Lowry: Saito utilizza la consistenza e colore per suggerire un dettaglio, piuttosto che riprodurlo pedissequamente. Abbiamo visto questo come un modo per rappresentare il mondo di Kubo.
Kyoshi Saito, Villaggio con albero di caco. Dice Lowry: Saito utilizza la consistenza e colore per suggerire un dettaglio, piuttosto che riprodurlo pedissequamente. Abbiamo visto questo come un modo per rappresentare il mondo di Kubo.
Un primo concept di Dan Casey ispirato allo stile di Saito

Come racconta il regista di Kubo (oltre che presidente e CEO di LAIKA) Travis Knight “Kiyoshi Saito era la chiave stilistica e l’elemento di omogeneità di tutto il film”. L’influenza dell’artista è evidente in ogni aspetto del film, dai costumi al set all’inquadratura della telecamera.

“La visione poetica di Saito della ricca storia rurale giapponese mi ha segnato. Le sue opere sono state un ottimo punto di partenza per lo sviluppo di Kubo” , aggiunge lo scenografo Nelson Lowry.  “I nostri personaggi sono stilizzati. L’ambientazione deve essere consona. Durante lo sviluppo abbiamo coningiato ad aggiungere queste texture in parti dell’abbigliamento. Piuttosto che aggiungere ogni granello di sabbia ed ogni fiocco di neve abbiamo usato una xilografia come texture  della maggior parte delle superfici per aumentare il dettaglio. La tecnica ha dato al film un aspetto leggermente granuloso,evocativo del lavoro si Saito.

Concept avanzato dell'artista delle texture Dan Casey
Concept avanzato dell’artista delle texture Dan Casey

Anche la CGI è zeppa dell’estetica “a stampa xilografica” di Saito. Come spiega il supervisore VFX Steve Emerson in una presentazione durante il tour dello Studio. “Una delle cose distintive del suo lavoro a cui bisogna prestare attenzione sono l’economia dello spazio e la semplicità. Sapevamo che era una cosa da applicare anche all’acqua”. Mentre LAIKA fa di tutto per mantenere i suoi film il più “fisici” possibile, alcuni problemi dovevano essere risolti usando la computergrafica.

Due scene non avrebbero potuto essere realizzate usando dei set di pezzi (nonostante i progettisti di LAIKA abbiano provato): sono la massiccia ondata dei teaser iniziali e il grandioso pesce spada nella tempesta. Le texture di Saito hanno saputo legare tutti gli elementi digitali in un ‘look and feel’  faticosamente realizzato dai designer di LAIKA.  “Nel sistema dell’acqua finale di Kubo se si volesse fermare la camera e zoomare, vedreste la consistenza ed il pattern della xilografia giapponese di Saito in ogni goccia d’acqua della pioggia” dice Emerson.

“L’opera d’arte [di Saito]  è veramente potente” dice Lowry. “Aveva un meraviglioso modo di organizzare la natura in forme distintive. Avevamo bisogno di fare lo stesso.  La storia di Kubo ci ha obbligati a costruire un mondo su scala epica. Fiumi, montagne e campi di grano lontani devono essere organizzati, comprensibili. Studiare lo stile e l’approccio stilizzato di Saito nell’illustrare sia la natura che l’architettura ci ha aiutato molto”.

Un appunto sulla colonna sonora, composta dall’italianissimo Dario Marianelli.

Un ulteriore appunto personale sul fatto che in originale il film si chiama “Kubo and the two strings” che allude al fatto che Kubo combatte con uno shamisen, uno strumento tipicamente giapponese.
Gli Yoshida Brothers, gruppo giapponese molto famoso che appunto utilizza lo shamisen come strumento principale per le loro canzoni, ne sono rimasti così impressionati che hanno più volte lanciato sulla loro pagina facebook una campagna di sconti promozionali sui loro cd per celebrare l’uscita del film.

Qui il tema originale del film, in cui potete sentire lo shamisen

Trama

Ambientato in un Giappone immaginario, Kubo e la Spada Magica segue il viaggio di Kubo, intelligente e dall’animo gentile, un giovane ragazzo la cui relativamente tranquilla esistenza viene fatta a pezzi quando accidentalmente evoca uno spirito dal suo passato che si abbatte giù dal cielo per compiere un’antica vendetta. Costretto a darsi alla fuga, Kubo unisce le proprie forze a quelle di Scimmia (la cui voce è quella del premio Oscar Charlize Theron) e Scarabeo (la cui voce è quella del premio Oscar Matthew McConaughey), imbarcandosi in un’emozionante impresa per rivelare il segreto della sua eredità familiare, riunire la propria famiglia e compiere il proprio eroico destino.

Fonti:
http://thecreatorsproject.vice.com/blog/kubo-two-strings-japanese-printmaker-influenced-laika
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