Scrivo questa recensione a caldo e di getto, sono appena uscita dal cinema e non voglio perdere per strada nemmeno una delle emozioni e dei pensieri che mi sono passati per la testa nell’ultima ora e mezza.
Quindi preparatevi una tazza di tè fumante e mettetevi comodi, si comincia.

C’e’ qualche spoiler, vi da fastidio? 🙂

Ne avevo parlato qui, Kubo è una produzione stopmotion americana dalla forte vocazione giapponese, genericamente ispirata alla figura dei samurai.
La storia prende da subito, è la classica ricerca dell’oggetto e della famiglia perduta, piena di pericoli ma in un contesto a tratti divertente, a tratti tragico.

Per chi è pratico della cultura tradizionale giapponese e delle sue storie folkloristiche è facilissimo riconoscere accenni nemmeno troppo velati a moltissime leggende e yokai.
Sicuramente riconoscibile il riferimento alla luna e alla sua famiglia fredda, che ritroviamo anche come tema prinpale della Principessa Splendente di Takahata, contrapposta all’armatura impenetrabile di Kubo che porta le insegne del sole, mentre più genericamente giapponese la figura delle due sorelle streghe con la maschera di porcellana che ricorda quelle tradizionali del teatro Kabuki e il mantello di piume di corvo nere a indicare l’allineamento cattivo delle donne, piume che troviamo ad esempio anche addosso a Howl quando si trasforma e subisce il fascino del male nel bombardare gli aereoplani nemici.

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Molto giapponese l’uso degli animali che accompagnano Kubo come protezione per l’eroe: la scelta ricade sulla scimmia e sullo scarabeo, entrambi simboli molto forti e facilmente identificabili della cultura nipponica.

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Forse l’unico problema è questo, c’è un’ostentazione tutta hollywoodiana dello scenario giapponese, ho apprezzato davvero molto ad esempio la danza awadori e la bambina che si spaventa per le marionette del drago alla festa di paese, scenetta che ho potuto vivere sulla mia pelle lo scorso ottobre al Matsuri di Takayama, ma nel complesso tutto il film urla a gran voce SIAMO GIAPPONESI! e sapendo che è una produzione americana forse risulta agli appassionati un pochino stonata, sebbene le scene e la riproduzione degli ambienti siano molto gradevoli e costruiti fedelmente. Vi piaceranno moltissimo tutti gli innumerevoli dettagli dei fondali!

Tutto sommato però non è un film davvero hollywoodiano fino in fondo: i temi profondi della protezione della famiglia e del riscatto vengono trattati con garbo e profondità, inoltre il finale non è propriamente un happy ending all’americana e questo riporta il tutto sui binari giapponesi ma nel senso solito in cui siamo abituati.

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La colonna sonora merita una menzione a parte: l’utilizzo dello shamisen che accompagna tutti i momenti principali del film è eccezionale e vi manterrà attaccati alla poltrona. Perfino gli Yoshida Brothers si sono pronunciati in modo molto favorevole alla realizzazione di questo tipo di colonna sonora, sostenendone la scelta con un bel “siamo fieri che ci sia finalmente un film in cui lo shamisen è il protagonista”. 🙂

Insomma questo Kubo mi è molto piaciuto, vi consiglio di andare a vederlo finchè dura sul grande schermo. Al tal proposito devo purtroppo constatare per l’ennesima volta come la distribuzione italiana abbia completamente frainteso il target relegando le proiezioni alle ore pomeridiane sia in settimana che nel weekend, assegnando il film alla fascia bambini quando invece per i temi trattati e la loro profondità sicuramente è un film da preadolescenti in poi, che sicuramente piace anche agli adulti.
Non è molto comodo per chi lavora trovare spettacoli solo alle tre di pomeriggio, incluso per i genitori lavoratori che vorrebbero portarci i figli…

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Inoltre un altro grave errore da parte della Universal Pictures è stato nel titolarlo Kubo e la spada magica: non ha nessun senso per il film che in inglese peraltro si chiama molto più intenzionalmente Kubo e le due “corde” (intese come le corde dello shamisen). Non so se pensare che chi ha titolato il film abbia visto solo i primi venti minuti oppure non ne abbia proprio capito il senso: Kubo combatte con uno shamisen che anima gli origami, la spada invincibile (nemmeno magica, indistruttibile) viene usata da lui solo nella scena finale e peraltro fa parte dei tre pezzi dell’armatura. Alla stregua di ciò si sarebbe potuto chiamarlo Kubo e l’armatura impenetrabile, Kubo e l’elmo epico o che so, addirittura Kubo e lo scheletrone della miseria per quanto abbia senso il titolo che gli è stato affibbiato.

Lo shamisen di norma ne ha tre, sta a voi scoprire il significato delle due corde 🙂

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Kubo e la spada magica – recensione ultima modifica: 2016-11-20T22:59:40+01:00 da Chiara-san
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