In Giappone il cibo non si guarda soltanto, non si assaggia soltanto. Il cibo suona!
Non è una metafora poetica (o almeno non solo): la lingua giapponese è ricchissima di onomatopee, parole che imitano suoni, sensazioni e consistenze. E quando si parla di mangiare… entrano in gioco tutte. Se hai mai visto un anime o letto un menu giapponese, probabilmente ti sei imbattuta in termini come saku saku, toro toro o pari pari. Non sono nomi di piatti: sono sensazioni.
Vediamo insieme le onomatopee più usate legate al cibo e perché raccontano molto più di quanto sembri e come impiegarle correttamente nel caso tu debba utilizzarle in un ristorante giapponese:
Saku saku (サクサク)
La regina delle onomatopee del fritto. Indica qualcosa di leggero e croccante, che si spezza senza resistenza. È il suono (immaginario) del tempura fatto bene, ma anche dei biscotti appena sfornati.
Puoi usarlo per: Tempura, korokke, Senbei
Kari kari (カリカリ)
Più secco, più deciso. È il croccante che resiste sotto i denti, quasi rumoroso. Pancetta croccante, pelle di pollo grigliata, snack tostati.
Puoi usarlo per: Yakitori, snack
Gari-gari (ガリガリ)
Ancora più deciso di kari-kari, come quando mordi una carota cruda o ghiaccio. Il famoso ghiacciolo giapponese ricoperto da un sottile strato di caramella si chiama appunto Gari-gari-kun.
Puoi usarlo per: Ghiaccioli, verdure molto croccanti
Mochi-mochi (もちもち)
Elastico, denso, come il famoso mochi o un pane molto gommoso.
Puoi usarlo per: Mochi sia dolci che salati
Pori pori (ポリポリ)
Il croccante “leggero” e continuo. Lo trovi spesso associato a verdure sottaceto o snack sottili: il rumore regolare di chi mastica senza fretta.
Puoi usarlo per: Tsukemono, ravanelli, alghe secche
Toro toro (トロトロ)
Una parola che sembra già sciogliersi in bocca. Descrive qualcosa di molto morbido, fluido, spesso caldo: uova, stufati, formaggi fusi, brodi densi.
Puoi usarlo per: Uova tipo onsen tamago (quelle del ramen), curry, ankake
Fuwa fuwa (ふわふわ)
Soffice, arioso, quasi etereo.Pancake giapponesi, omelette spumose, dolci che sembrano nuvole.
Puoi usarlo per: Soufflé, castella, pancake alti e sofficiosi, tamagoyaki
Churu-churu (チュルチュル)
Una variante più delicata di slurp, a volte associata allo stile di bere dei noodles. E’ utilizzato come nome del famosissimo snack per gatti Ciao-Churu per indicare proprio la cremosità che viene slappata con gusto dalla linguetta dei mici (e chi ha un gatto e ha mai provato a dargli il Ciao-churu sa di cosa sto parlando!)
Puoi usarlo per: qualsiasi cosa che “slappa”
Jyu jyu (ジュージュー)
Il suono della piastra. È l’onomatopea della carne che sfrigola, dell’hamburger appena messo sul fuoco. Più che descrivere il cibo, descrive l’attesa.
Puoi usarlo per: Yakiniku, steak, teppanyaki
Puru-puru (プルプル)
Morbido e tremolante, come la gelatina che si muove al minimo tocco.
Puoi usarlo per: Budini e gelatine
Tsubu-tsubu (つぶつぶ)
Letteralmente “a granelli”: semi, caviale, o dolci con piccoli chicchi di fagioli dolci. La crema di fagioli azuki che trovate nei dolci giapponesi, nella versione con dei chicchi interi si chiama Tsubu-an.
Shiko-shiko (シコシコ)
Consistenza soda e piacevolmente resistente sotto i denti — come deve essere una buona pasta ramen.
Questa è la mia onomatopea preferita, è difficile spiegare in italiano la consistenza “chewy” degli spaghetti del ramen, perchè “gommoso” è un’accezione negativa. Quando spiego questa cosa la rendo il termine “masticabilità piacevole” che è un italiano orrendo ma rende la resistenza che oppone un buon ramen.
Goku goku (ゴクゴク)
Bevuto tutto d’un fiato. Si usa per le bevande, soprattutto quando sono rinfrescanti e facili da bere. Il rumore della gola che ingoia, tipo glup glup glup.
Puoi usarlo per: Birra, tè freddo, ramune
Queste parole non descrivono solo cosa senti, ma come lo senti. In Giappone si parla di consistenza come di sapore, perché ogni morso è un’esperienza completa. Le onomatopee diventano così un ponte fra lingua, percezione e cultura gastronomica — e non c’è da meravigliarsi se persino i nomi di alcuni piatti (come shabu-shabu, il rumore del brodo che accarezza la carne) sono onomatopeici.

