Il racconto dell’esperienza della gita al monte Koya di Fabrizio Chiagano (autore del sito VadoInGiappone), apre la nuova rubrica dei diari di viaggio di Ohayo e degli interventi degli “Ohayo Friends“. Buona lettura!


Sveglia di buon mattino, ore 08:00 (sì per me è abbastanza presto…), nella nostra camera in albergo ad Osaka. Colazione veloce all’occidentale, 2 minuti di uno strano show comico in televisione, riorganizzazione della valigia e pronti per uno dei tour più belli della nostra vacanza in Giappone, la visita ed il pernottamento in un tempio del Monte Koya.

Il Koyasan è uno dei luoghi più sacri del Giappone, sede del buddhismo Shingon (il buddhismo della Vera Parola), fondato da Kōbō-Daishi più di 1300 anni di anni. Qui si trovano centinaia di templi, e più della metà offre la possibilità di soggiornare una o più notti (in origine per far riposare i pellegrini in visita, oggi soprattutto per far provare ai turisti un’esperienza fuori dal comune) e di gustare la tradizionale cucina buddhista, chiamata Shojin ryori.

Abbiamo deciso di non portarci dietro le valigie, per rimanere più leggeri e senza ingombro durante gli spostamenti, quindi, grazie anche alla disponibilità dell’albergatore di Osaka, abbiamo optato per la spedizione delle stesse all’albergo di Kyoto (la tappa successiva dopo il Koyasan). Compilati i moduli, abbiamo salutato e ci siamo trasferiti a piedi alla stazione di Namba (circa 15 minuti a piedi da dove eravamo). Da qui, non avendo a disposizione il Japan Rail Pass, abbiamo preso la Nankai Koya Line, una linea ferroviaria privata molto comoda (ed anche la più veloce a disposizione) che ci ha portati fino alla base del Monte Koya, per la precisione alla stazione di Gokurakubashi. Da qui abbiamo preso la telecabina che, in 10 minuti, ci ha portati alla stazione del Koyasan, a 900 metri di altezza. Infine, siccome la strada che collega la stazione al centro cittadino non è percorribile a piedi, abbiamo dovuto prendere un autobus che ci ha portato all’ingresso dell’Okunoin, praticamente di fronte al tempio dove avevamo prenotato il pernotto, il Shojoshin-in.

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Siccome ci avevano informato che era buona prassi fare il check-in il prima possibile, siamo subito entrati nel tempio, e dopo aver girovagato un po’ nella più totale solitudine, abbiamo trovato la “campanella” per chiamare qualcuno in reception. Si è presentato un monaco sui 60 anni, vestito in pantaloni e maglietta color arancio, che ci ha salutato, fatto compilare i moduli di soggiorno e pagare quanto pattuito (ovviamente solo ed unicamente in contanti). Ci ha detto che la cena veniva servita alle 19:00 mentre la mattina era “gradito” seguire la messa mattutina tenuta nel tempio alle ore 06:30 e a seguire ci sarebbe stata servita la colazione (in sala comune). Il tempio avrebbe chiuso le porte alle ore 20:30 e dopo quell’ora non si sarebbe più potuto ne uscire ne entrare.

Da notare il grande interesse del monaco nel chiederci se sapessimo cosa fossero i cachi… credo di aver scoperto in quel momento che nella regione del Wakayama c’è una grande coltivazione di questo frutto (tra l’altro a me non piace neanche tanto, ma non glielo detto…).

A quel punto si erano fatte le 12:00 circa ed abbiamo pensato di mangiar qualcosa. Purtroppo non siamo riusciti a trovare altro che una sala da tè (senza capire che lo era); entrati ci è stato portato il menu e siamo rimasti un po’ male nel vedere che si potevano ordinare solo mochi e tè… vabbè abbiamo fatto un pranzo molto soft godendoci il locale molto caratteristico e siamo andati subito a visitare il cimitero dell’Okunoin partendo dal nostro tempio ed arrivando fino al mausoleo di Kōbō-Daishi su un percorso di più di 2km che attraversa una foresta di cedri altissimi con tutt’intorno migliaia di pietre e statue tombali. Un’esperienza veramente fuori dal comune. Dopo aver visitato il mausoleo (in cui si dice che Kūkai sia in meditazione da più di 1000 anni) e tutta la zona circostante, siamo usciti dal cimitero usando il percorso secondario, anch’esso circondato da tombe ma più nuove e moderne, molte delle quali aziendali (come quella della Kawasaki Motors e dalla Komatsu). Arrivati all’uscita del cimitero, abbiamo preso l’autobus per tornare al tempio (visto che avevamo fatto il Koyasan World Heritage Ticket, potevamo usare illimitatamente gli autobus cittadini, quindi perché non approfittarne) con la paura che venisse servita la cena senza di noi (era abbastanza tardi, dovevano ancora farci una doccia, vista la sudata assurda per colpa della temperatura e dell’umidità al 100000%). Per fortuna siamo riusciti a far tutto rispettando i tempi.

La cena è stata meravigliosa, classica cucina buddhista (possiamo chiamarla vegana), con tantissime piccole portate, ognuna in un suo specifico bicchiere o piattino e con l’aggiunta di una tonnellata di riso. Dopo l’Okunoin, la seconda miglior esperienza del Koyasan.

Tornati in stanza, abbiamo indossato lo Yukata offertoci dal tempio ed abbiamo approfittato del bagno pubblico, in stile giapponese, messo a disposizione agli ospiti. Piccolino, ma come sempre pulitissimo e veramente rilassante! Quindi, con una stanchezza spropositata, siamo andati a dormire alle 09:00 sapendo che la sveglia la mattina successiva avrebbe suonato alle 05:00…

… e come preventivato la sveglia è stata puntuale. Alle 05:45 un monaco è passato in stanza per ricordarci che da lì a mezz’ora sarebbe iniziata la messa e che eravamo tenuti ad ascoltarla; niente di più gradito, eravamo lì anche per questo. La cerimonia è stata molto caratteristica e suggestiva anche se invece che mezz’ora è durata 1 ora e mezza (e devo dire che verso la fine l’essersi svegliato così presto, almeno per le mie abitudini, si faceva abbastanza sentire) … quindi ci è stata servita la colazione (che praticamente aveva le stesse identiche portate della cena). Devo dire che nonostante io non condivida la dieta vegana,  questo tipo di cucina mi è piaciuta molto e forse ne ho approfittato anche più del dovuto (oltre al mio ho mangiato praticamente buona parte delle cose dei miei amici) visto che poi sono stato male per i giorni successivi 🙂

A questo punto si era fatto tardi, erano ben le 08:30 … per cui abbiamo ringraziato i monaci per l’ospitalità (che han ricambiato e per sicurezza ci hanno chiesto nuovamente i nostri gusti in merito ai cachi…) ed abbiamo continuato il nostro giro a piedi per la cittadina visitando il Danjo-Garan (un grande complesso composto da circa venti templi ed edifici vari, tra cui una pagoda gigante a due piani), il tempio Kongobuji (il principale edificio del Buddhismo Shingon) ed infine il Daimon Gate (la porta di ingresso del Koyasan). Tutto veramente bello e ricco di storia, da vivere assolutamente durante un viaggio in giappone. Nonostante avessimo a disposizione l’abbonamento per usare gli autobus illimitatamente, abbiamo optato per girare tutte le varie attrazioni a piedi fino alle 13:00 circa, a quel punto, dopo un piccolo ristoro ai distributori automatici sparsi lungo la strada vicino al Daimon, abbiamo deciso di concludere il nostro tour del Koyasan e di ritornare in stazione per avviarci verso Kyoto (la nostra successiva tappa giapponese), questa volta in bus.

Il ritorno, così come l’andata, è stato molto tranquillo, ad eccezione del fatto che il treno che avevamo preso si fermata ad Hashimoto e noi non lo sapevamo. Ma questo non era un problema se non per il fatto che ci eravamo addormentati, tutti. Per fortuna un controllore ci ha notato e ci è venuto incontro facendoci notare che eravamo gli ultimi sul treno e che stavamo perdendo la coincidenza…

Ho sempre parlato al plurale in questo diario di viaggio, anche se non vi ho specificato che eravamo in quattro amici, chi alla prima esperienza, chi con qualche viaggio in più alle spalle. Che dire, se state organizzando il vostro viaggio non potete perdere l’occasione di visitare questa bellissima quanto suggestiva località, immersa di natura e religiosità.


Foto e testi di Fabrizio Chiagano.

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2 Commenti

  1. Ciao,
    le tue informazioni sono molto interessanti e utili. Andrò insieme ad altri amici in Giappone a maggio. Vorremmo visitare Koyasan partendo da Osaka e informandomi avevo letto che “a causa di lavori sulla linea ferroviaria tra Hashimoto e Koyasan, dovuti al tifone di Ottobre 2017, i treni saranno sostituiti da bus tra la stazione di Hashimoto e Koyasan fino a metà Aprile 2018. I tempi di percorrenza possono variare tra 1 ora e 10 minuti e 2 ore.”
    Ma deduco che abbiano già sistemato tutto visto che voi non avete avuto problemi, corretto?
    Grazie mille,

    Valeria

    • Ciao Valeria,
      Questo racconto si riferisce a un viaggio precedente, ma sono abbastanza sicura di poter dire che conoscendo la precisione giapponese i lavori saranno davvero finiti per metà aprile 2018. Quindi se vai a maggio non dovrebbero esserci problemi!

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