Italia e Giappone hanno festeggiato l’anno scorso i 150 anni di relazioni. Da sempre i due paesi condividono ottimi rapporti, sia dal punto di vista commerciale, che da quello culturale, politico o sociale. Due paesi amici, se così possiamo definirli.
C’è un dettaglio però che non è così noto ai più. Un legame un po’ più stretto e particolare: quello che unisce il Giappone all’Abruzzo. Sì, proprio così: il paese del Sol Levante alla regione del centro Italia.

Negli ultimi anni questo particolare legame è stato portato avanti soprattutto da una persona, una donna, una giapponese molto intraprendente: Yasuko Ishikawa. Ricercatrice, imprenditrice, scrittrice e presidente della Japan Abruzzo Association, è stata letteralmente catturata dalle bellezze abruzzesi dopo la terribile tragedia del terremoto che, purtroppo, nel 2009 distrusse L’Aquila. “È stato un evento che mi ha colpita nel profondo. In particolare, mi ha impressionato vedere quella meravigliosa facciata in marmo e il rosone della Basilica di Santa Maria di Collemaggio danneggiati dal disastro. Da giovane, ho vissuto un anno a Firenze e conosco bene l’architettura delle chiese in stile romanico e rinascimentale. Ma la particolare forma della facciata della Basilica a L’Aquila mi ha sbalordita: quasi rettangolare. Una bellezza così semplice che ho pensato che potesse rappresentare alla perfezione l’essenza della chiesa. Da quel momento decisi che avrei studiato l’architettura delle chiese abruzzesi. E di conseguenza iniziai a interessarmi anche alla storia di questa terra. Pian piano ho scoperto molti legami con il Giappone e l’interesse per l’Abruzzo non ha fatto altro che aumentare”.

Questo crescente interesse, ha portato la Ishikawa a prendere la decisione di scrivere un libro sulla sua esperienza, un libro che ha avuto un successo clamoroso in Giappone. Nel luglio del 2011 è stato pubblicato “Abruzzo Misterioso”, primo libro sull’Abruzzo in lingua giapponese. La presentazione è avvenuta in diretta sulla Tokyo Television, una trasmissione seguita da ben 32 milioni di telespettatori.

La Ishikawa di fianco alla statua del Guerriero di Capestrano, uno dei simboli dell’Abruzzo

Ho visitato l’Abruzzo per la prima volta a luglio del 2011” – continua la scrittrice – “In quel periodo lavoravo in Germania e ho approfittato della situazione. Alcuni miei amici abruzzesi che vivono in Giappone mi hanno fatto da guida e mi hanno così iniziato alle bellezze di questa terra. Inizialmente non avevo in progetto di scrivere nulla. Poi, quando sono stata per la prima volta lì, ho iniziato a interessarmi alla storia e alle tradizioni abruzzesi, ma ciò che più mi ha segnata e incantata è stato lo spettacolo naturale che questa terra è capace di offrire, mi appariva tutto più misterioso e attraente rispetto alle altre regioni d’Italia. Così, una volta tornata in Giappone, ho immediatamente iniziato a studiare tutto ciò che riguardava l’Abruzzo e ho scoperto che, nella mia nazione, nessuno sapeva nulla riguardo questa regione, non ho trovato nemmeno un libro che ne parlasse. Da lì è nata l’idea di scrivere della mia esperienza, in modo da far conoscere ai giapponesi la storia, le tradizioni e la bellezza di questa fantastica parte d’Italia. Il mio progetto era quello di condividere con i giapponesi le emozioni che l’Abruzzo mi aveva regalato”.

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Chi scrive sa di cosa è capace una regione come l’Abruzzo e quanto è in grado di donare nel momento in cui la si visita (sono nato e cresciuto in Abruzzo) ma quello che ho cercato di comprendere è cosa questa regione potesse dare a una cittadina giapponese, una persona con una cultura e un background sociale distanti anni luce da quelli offerti dalla terra nella quale sono nato: “come ho già detto in Abruzzo ho trovato paesaggi meravigliosi e una storia affascinante, come in nessuna altra parte d’Italia” così ha iniziato a rispondere la Ishikawa alla mia domanda, “gli abruzzesi poi sono molto gentili e ospitali. Mi ha colpito soprattutto la loro forza interiore, ho pensato che fosse la loro storia e il clima di quelle terre a forgiarla in quel modo. Per non parlare poi del cibo abruzzese, secondo me tutti i giapponesi lo amerebbero”.

C’è un particolare personaggio storico dal quale la scrittrice prende inspirazione: “la figura principale, che mi ha fatto da guida durante lo studio della storia abruzzese, è stata senza dubbio quella di Alessandro Valignano, missionario che ha visitato il Giappone nel XVI sec. per insegnare il Cristianesimo e la cultura europea ai Daimyo. Mi piacerebbe che questo personaggio fosse più valorizzato in Abruzzo e che gli abruzzesi fossero più orgogliosi del fatto che un cittadino di Chieti visitò il Giappone molti secoli fa”.

Probabilmente nessuno avrebbe mai pensato che un libro sull’Abruzzo, scritto in giapponese per i giapponesi potesse riscuotere un successo tale. Non è così per la

L’articolo sul libro pubblicato sullo Yomiuri Shinbum

scrittrice che è stata da subito convinta del suo progetto e che questo potesse essere vincente. “Certo” risponde alla domanda sulle aspettative di successo, “ad oggi il mio libro è stato letto da molti giapponesi. E anche l’edizione nazionale dello Yomiuri Shinbum (uno dei principali quotidiani giapponesi ndr) gli ha dedicato un articolo. E poiché volevo far conoscere il grande legame che esiste tra il Giappone e l’Abruzzo ho tradotto il libro anche in inglese e ho in progetto di tradurlo in italiano”.

Un amore immenso insomma quello tra Yasuko Ishikawa e l’Abruzzo, un amore che cresce costantemente e che, come affermato anche dalla scrittrice, difficilmente potrà attraversare momenti di crisi: “amo l’Abruzzo. Il mio desiderio è quello di riuscire a tornarci almeno una volta ogni anno”.

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