La guerra, si sa, porta nient’altro che morte e distruzione. La Seconda Guerra Mondiale, poi, può certamente annoverarsi tra le più cruente della storia dell’uomo.
Una cosa che possiamo fare però, studiando questi drammatici fatti del passato, è cercare di trovare un insegnamento e ricordare i fatti e le persone che ne furono protagoniste.

Uno di queste fu sicuramente una donna chiamata “Tokyo Rose, la Rosa di Tokyo”. Nome di battesimo: Iva Toguri D’Aquino.

Iva nacque negli Stati Uniti, crebbe a Los Angeles, si laureò a Los Angeles. Visse come una perfetta statunitense fino al 1941, quando arrivò in Giappone. Sì, proprio quel 1941 che diede l’inizio al conflitto conosciuto poi come “Guerra del Pacifico”.
Il suo piano era quello di rimanere lì per un breve periodo e poi tornare indietro ma la sua richiesta per il permesso di rientro negli USA fu bloccata a causa dell’attacco a Pearl Harbor. Fu così costretta a rimanere in Giappone.

Con il paese in guerra la posizione di Iva si fece sempre più difficile, soprattutto perché decise di non rinunciare alla cittadinanza americana. Questa scelta la rendeva di conseguenza una nemica straniera e non le dava diritto alla tessera per gli alimenti di prima necessità. La situazione critica nella quale si trovò la spinse a cercare un lavoro. Entrò a Radio Tokyo in qualità di dattilografa. Siamo nel 1943.

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Da dattilografa divenne ben presto una voce attiva all’interno della radio e iniziò a partecipare a una trasmissione di propaganda destinata ai soldati americani con l’intento di demoralizzarli. “La vostra più amichevole nemica” si descriveva a quei soldati che invece per indicarla usavano nomignoli come “Tokyo Rose” o “Orphan Annie”. Iva si sedette davanti al microfono per ben 340 puntate.

Con la fine della guerra cessarono anche le trasmissioni di propaganda e scomparve la figura di “Tokyo Rose”. Dei giornalisti americani, allora, decisero di offrire a Iva un premio in denaro nel caso in cui questa decidesse di concedergli un’intervista. Vista la cattiva situazione economica la donna accettò ma si ritrovò in trappola. Fu arrestata a Yokohama, il 5 settembre del 1945, e passò in carcere quasi un anno. Dopo di che fu liberata per mancanza di prove.

I problemi però, per Iva, continuarono ancora. Fu vittima, infatti, di un’aggressione mediatica talmente forte che spinsero gli Stati Uniti a processarla per alto tradimento. A settembre del ’49 fu condannata a 10 anni di reclusione. Imprigionata in un carcere del West Virginia, venne rilasciata nel 1956. Trasferitasi a Chicago vi rimase per tutto il resto della vita.

Nel 1977, dopo aver appurato la falsa testimonianza di due testimoni durante il processo a “Tokyo Rose”, il Presidente degli Stati Uniti, Gerald Ford, le concesse il perdono presidenziale e le fece riottenere la cittadinanza americana.

Iva morì, per cause naturali, in un ospedale di Chicago nel settembre del 2006.

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