San Paolo Miki (パウロ三木, Pauro Miki) è stato il primo giapponese cristiano caduto vittima per la propria fede. Non si trattava di un missionario arrivato in Giappone per evangelizzare la popolazione autoctona ma di un cittadino giapponese a tutti gli effetti.

Nato nel 1556 a Kyōto (京都) da una famiglia cristiana e benestante, entrò a 20 anni nel seminario dei Gesuiti. Si contraddistinse subito per la sua intelligenza e dedizione allo studio. L’elevata conoscenza delle dottrine buddhiste, inoltre, gli permise di ottenere numerose conversioni.

Miki nacque e crebbe in un Giappone abbastanza tollerante con i cattolici. In pochi anni, dall’arrivo di San Francesco Saverio intorno al 1550, in Giappone si contavano già più di 200 mila cristiani.

Tutto cambiò dal 1596 in poi. L’elevato aumento del numero dei convertiti, sommato alla presenza di un elevato numero di missionari europei, sempre più preoccupante e pericolosa per i Daimyō (大名)giapponesi, fece sì che questi ultimi iniziassero a colpire la nuova dottrina religiosa impedendone la sua diffusione e la sua pratica. La prima mossa fu quella di ordinare l’arresto di tutti i missionari. Pian piano le catture colpirono anche tutti colore che si professavano cristiani.

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Miki fu catturato a Ōsaka (大阪) nel dicembre del 1596, insieme ad altri compagni, e immediatamente incarcerato. Il 5 febbraio del 1597, lui e altri 25 cristiani vennero messi a morte, tramite crocifissione, su una collina presso Nagasaki, chiamata poi “la santa collina”. Legati con funi sulle croci, vennero trafitti da due lance incrociate, trapassanti il cuore.

Nel 1862, papa Pio IX lo proclamerà santo.

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