Durante la Seconda Guerra Mondiale, le battaglie tra Giappone e Stati Uniti si sono svolte o in mezzo all’Oceano Pacifico o su territori controllati dai giapponesi. Ma c’è un episodio, un unicum, che si allontana da quanto affermato nella frase precedente. Un uomo, l’unico uomo che, per tutta la durata del conflitto, sia riuscito ad effettuare un bombardamento su suolo americano. Si tratta di Nobuo Fujita (藤田信雄, Fujita Nobuo).

Divenuto pilota della Marina Imperiale giapponese (大日本帝国海軍, Dai-Nippon Teikoku Kaigun) nel 1933, ha partecipato a molte azioni militari durante la Guerra del Pacifico, tra queste anche l’attacco a Pearl Harbor. Da una sua intuizione nasce l’idea di bombardare gli obiettivi militari americani – sia navi in alto mare che obiettivi a terra – utilizzando gli idrovolanti trasportati tramite dei sommergibili.

Il 9 settembre 1942, durante alcune missioni nel nord del Pacifico, il sommergibile I-25 arrivò in prossimità della costa occidentale degli Stati Uniti. Fujita decollò con il suo idrovolante, uno Yokosuka E14Y, con un carico bellico incendiario di più di 150 kg. Sganciò la prima bomba sul monte Emily, in Oregon, e la seconda qualche chilometri più distante. I danni riportati furono esigui, a causa dei forti temporali dei giorni precedenti, e la Guardia Forestale americana riuscì a spegnere gli incendi in breve tempo. Questo non scoraggiò il pilota giapponese che organizzò una seconda sortita per il giorno 29 settembre. Anche in quella circostanza, però, la missione non ebbe successo. I comandanti dell’I-25 decisero allora di allontanarsi dalla costa e dedicarsi alla guerra al traffico marittimo.

Al suo rientro in Giappone, Fujita, fu accolto come un grande eroe nazionale. La propaganda giapponese lo aveva dipinto, mentendo, come colui che, con le sue bombe, aveva risposto agli americani. Il violento attacco su Tokyo effettuato dagli americani nell’aprile del 1942 era stato vendicato.

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