A partire dall’aprile del 1942, con il famoso “Doolittle raid” (il primo raid americano su Tokyo), la capitale del Giappone fu colpita più volte da vari bombardamenti da parte degli statunitensi. Il 24 novembre del 1944 si verificò un cambiamento drastico e decisivo: per la prima volta, infatti, furono usati, in massa, dei B-29 Superfortess (bombardiere strategico, il più grande e pesante mai usato in tutta la Seconda Guerra mondiale, lo stesso tipo di aereo che nell’agosto del ’45 sgancerà le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki).

Ulteriore novità che caratterizza l’attacco è l’utilizzo, anche qui per la prima volta, di basi militari sulle isole Marianne (riconquistate dagli americani poche settimane prima) invece che le consuete basi in territorio cinese. In questo modo gli americani riuscivano a essere più autonomi e precisi, mettendo in atto azioni più mirate.

Particolarità dei B-29 erano la loro grande autonomia e la loro capacità di volare ad altissima quota (quota operativa 10.200 m) rendendoli pressoché inattaccabili dalla contraerea giapponese.

Qualche giorno prima del raid, Tokyo fu sorvolata da un B-29 di ricognizione chiamato Tokyo Rose (la rosa di Tokyo) che, in poco più di 30 minuti, fece quasi 800 foto della città e dei suoi obiettivi sensibili. Subito dopo gli americani fecero partire una serie di attacchi molto pesanti sull’isola di Iwo Jima in modo da tenere occupata la difesa giapponese al sud del paese e agire quasi indisturbati sulla capitale.

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La mattina del 24 novembre, dalle Marianne, partirono 111 Superfortezze B-29 in direzione di Tokyo. Obiettivo primario: gli edifici della Nakajima Aircraft Company.

Un B-29 mentre sgancia le bombe su Tokyo fotografato da un altro velivolo

Nonostante il gran numero di aerei e la raffica di bombe rilasciate, meno di 50 riuscirono a centrare l’obiettivo.

Come già detto in precedenza i B-29 volavano a grandissima altezza, questo li rendeva pressoché inattaccabili (durante il raid solo uno su 111 fu colpito) ma allo stesso tempo veniva ridotta quasi a zero la possibilità di usare i radar per rendere l’attacco più preciso.

Dopo questo primo raid ne seguirono molti altri, con l’utilizzo di vari tipi di bombe, che distrussero quasi completamente la città causando quasi 200.000 morti.

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