Foto di Iwase Yoshiyuki

Belle, affascinanti, intriganti, le Ama (海女, letteralmente “donne del mare”) hanno una storia lunga più di 1500 anni. Troviamo prove della loro esistenza già nei racconti del Man’yoshu (万葉集, Raccolta di diecimila foglie – metà VIII sec.), una delle più antiche raccolte di poesie giapponesi. Innumerevoli invece le stampe ukiyo-e (浮世絵) a loro dedicate. Abili pescatrici di perle e di molluschi, come l’awabi (abalone), le Ama costituivano la principale fonte di reddito dell’intera comunità. Le foto che le ritraggono le mostrano sempre sorridenti nella loro semplice ed essenziale tenuta, a seno nudo e con un equipaggiamento essenziale, composto da un perizoma (褌, fundoshi), una sorta di coltello ricurvo impiegato per rimuovere le conchiglie dal fondo e da una bandana attorno alla testa (手拭い, tenugui).

La loro abilità nell’immersione è proverbiale. Secoli di tradizione ed esperienza hanno portato allo sviluppo di tecniche che permettono alle Ama di rimanere in apnea per più di 2 minuti alla volta, per un totale giornaliero che supera le 4 ore. Prima di immergersi ossigenano i polmoni effettuando inspirazioni profonde e veloci per cinque o dieci secondi quindi fanno un’ultima inspirazione senza riempire completamente i polmoni. Caratteristico è il  suono (isobue ovvero “fischio del mare”) che viene emesso quando risalgono in superficie a seguito della apnea. Per i giapponesi, questo fischio malinconico simboleggia il duro mestiere delle Ama ed è stato incluso nei primi 100 suoni caratteristici del Giappone. Nelle immersioni poco profonde, dai 4 ai 6 metri, le Ama rimangono sott’acqua per circa 30 secondi, dei quali 15 sono occupati a raccogliere molluschi e alghe. Le loro immersioni possono raggiungere profondità anche maggiori fino ai 25 metri. In questo caso rimangono sul fondo quasi un minuto. Sembra che il ritmo di immersione tradizionale sia costante: 15 minuti sul fondo ogni ora, 15 minuti utilizzati per le discese e 30 minuti dedicati al riposo in superficie.

Foto di Iwase Yoshiyuki

Le donne che diventeranno poi Ama iniziano a immergersi già dalla tenera età di 10, 11 anni. L’addestramento vero e proprio, però, va dai 16 ai 22 anni, periodo in cui imparano le tecniche di immersione che seguono ancora gli antichi rituali tramandati di generazione in generazione. Tra le Ama esiste una specie di solidarietà femminile che le aiuta a condividere le esperienze e i luoghi di immersione. Questa solidarietà è anche simbolo di una certa indipendenza sociale, fattore non trascurabile nella società nipponica. Sebbene la gravidanza e la cura dei figli non sembrano essere stati un ostacolo nella loro professione, molte donne preferivano il nubilato per mantenere una loro indipendenza. Quando incinte, tradizionalmente, praticavano le immersioni fino al giorno in cui partorivano, riprendendo il lavoro poco tempo dopo.

Molte di loro lavoravano in coppia con il marito che si preoccupava di remare e mantenere la cima di sicurezza a cui queste formidabili nuotatrici erano legate durante l’immersione. Si dice che in passato sia gli uomini che le donne si dedicassero alla pesca, ma nel tempo questa attività divenne appannaggio delle sole donne, perché considerate meglio protette dagli strati adiposi femminili contro il freddo dell’acqua.

Foto di Iwase Yoshiyuki
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La loro vita fuori dall’acqua si concentrava attorno alle amagoya (海女小屋), baracche in cui si ritrovavano il mattino per preparare la giornata di lavoro, parlando tra loro, mangiando e controllando gli strumenti per la pesca.

Tradizionalmente le Ama si immergono sia lungo la costa che in mare aperto, a volte sfidando con le loro piccole imbarcazioni condizioni marine molto difficili. La loro pesca è da sempre dedicata alla raccolta di crostacei e frutti di mare, soprattutto l’abalone, un mollusco monovalva di grosse dimensioni che viene molto richiesto nei ristoranti.

Il numero delle Ama, nel corso del tempo, è andato decrescendo un po’ per le nuove regole burocratiche che limitano l’esercizio della professione (ad esempio in caso di matrimonio con un uomo che non sia in possesso di una licenza di pesca non possono più immergersi) un pò per la perdita di attrattiva nelle donne più giovani per questa antica ed impegnativa professione. Secondo un censimento del Asahi Shimbun, nel duemila erano rimaste solo 235 donne Ama rispetto alle 10000 esistenti negli anni ’40. Tra di esse 48 erano nella fascia dai trenta ai quaranta anni, 50 dai 41 ai 50, 31 donne con un’età compresa tra i 51 e i 60 anni, 48 dai 61 ai 70 e ben 25 oltre i 70 anni.

(Nota: la foto in copertina è di Fosco Maraini, realizzata durante un reportage nel 1954)

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