Abbiamo visto per voi Back Street Girls Gokudols, serie di animazione di produzione Netflix, che racconta due mondi apparentemente distanti: il difficile mondo dorato delle Idols e quello della mafia giapponese, la Yakuza.
Se non amate le battute pecorecce, il linguaggio sboccato e le allusioni sessuali saltate la visione di una serie che resta vietata ai minori di 14 anni.

La serie si compone di dieci episodi, di venti minuti, frazionato in capitoli da cinque minuti. La scelta narrativa, invece di incentivare la visione resa più veloce, spezza la trama e lascia i protagonisti senza spessore e rende impossibile ogni immedesimazione.
La storia è quanto di più surreale possa esserci.

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Tre giovani yakuza vengono costretti dal boss Inugane a scegliere tra la vendita dei loro organi interni o il cambio di sesso in Thailandia. Devono intendersi superate le vecchie pratiche dell’harakiri o del taglio di alcune falangi della mano: la punizione deve essere redditizia per il clan. Il piano di Inugane è diabolico: trasformare i tre yakuza in idol di successo e lucrare sui loro cachet.

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Il rientro dalla Thailandia e le cure ormonali vengono accompagnati da un training psicologico severissimo, chiusi in uno stanzino per mesi a guardare Idols che si dimenano e cantano, con voci infantili. I tre yakuza, pur distrutti dall’allenamento fisico e psichico, non riusciranno a spegnere la loro virilità e le vecchie abitudini alcoliche che resteranno nascoste ai loro fan ma verranno fuori nei loro momenti di pausa o quando il ricordo dei loro affetti lasciati, torneranno nel corso della storia.

L’animazione, criticata perché elementare e priva di ogni sofisticazione grafica, ci ha entusiasmato perché, in un attimo, siamo stati catapultati negli anni ottanta, ai cartoni animati dell’infanzia.

La trama contiene una esplicita critica al mondo delle Idols. Questo fenomeno è tipico del Giappone. Giovanissime ragazzine prosperose e, al contempo, angeliche, nelle movenze e nelle moine, diventano cantanti e ballerine di successo, suscitando isterismi di massa e sparendo dal mercato, con altrettanta facilità. Il confronto con il mondo della yakuza, idealizzato al punto tale da stigmatizzare nella fedeltà al clan, valori degni dei samurai, è stridente. La scelta del nome del gruppo lo richiama: gokudo in giapponese significa malvagio e viene comunemente utilizzato per riferirsi alla yakuza e dols richiama il mondo delle bambole, rappresentate dalle idols (Gokudols).

gokudolls anime netflixCertamente, la scelta grafica di alternare al volto femminile e delicato delle ragazze, il volto rude degli uomini nascosti nell’animo delle stesse, quando devono compiere, per dovere, decisioni che non prenderebbero mai, conferisce alla storia momenti spassosi.
Purtroppo, pur munito di tutti gli elementi per essere considerata una serie divertente e dalla trama originale, la serie Gokudols non decolla mai.
Gli episodi si susseguono, un po’ slegati l’uno dall’altra, penalizzando l’approfondimento dei personaggi. Le battute grottesche e grossolane strappano dei sorrisi interrogativi su situazioni surreali.

Se siete curiosi di scoprire cosa c’è di marcio nel mondo delle Idols, se non avete paura di addentrarvi in situazioni pruriginose e conoscere una comicità, lontana dall’ironia cui siamo stati abituati a ridere, lo consigliamo. Di sicuro, aspettiamo con voi il film Gokudols, il cui trailer trovate qui sotto in inglese o sulla pagina Netflix in italiano.

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