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Qui trovi l’elenco degli eventi, corsi, fiere e incontri riguardanti il Giappone

Lug
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dom
Y KIMONO NOW – PERCHÉ KIMONO OGGI @ Caraglio (CN)
Lug 23–Nov 5 giorno intero

Y KIMONO NOW
PERCHÉ KIMONO OGGI

Dal 23 luglio al 5 novembre 2017

giovedì-sabato 14.30-19.00 / domenica e festivi 10.00-19.00
Nuova mostra al Filatoio di Caraglio
Filatoio di Caraglio – Via Giacomo Matteotti, Caraglio (CN)

 
Il Filatoio di Caraglio, il più antico setificio in Europa ancora esistente, l’unico ad essere stato recuperato come museo e spazio espositivo, da domenica 23 luglio a domenica 5 novembre 2017 ospiterà una mostra che, attraverso oltre 100 kimono originali, propone un viaggio nel mondo, nella cultura e nell’estetica del Sol Levante, ancora oggi fonte di suggestioni per arte, grafica, design e moda.

  

La scelta del luogo non è casuale: nel 1868, quando il Giappone si apre al mondo con la restaurazione Meiji, i setaioli italiani sono già nel paese da diversi anni per approvvigionarsi dei
bachi giapponesi, gli unici a resistere alla pebrina, malattia che impedisce al baco di produrre il prezioso filo. Furono dunque i semai, i setaioli italiani in Giappone, i primi ad instaurare un importante rapporto di fiducia e conoscenza con il paese del Sol Levante e tra i semai piemontesi, uniti nella “Società Bacologica Torinese”, alcuni erano proprio di Caraglio.
Nel percorso di mostra – progetto di Consolata Pralormo curatela di Nancy Stetson Martin con Fabiola Palmeri – emergono la vita, le tradizioni, le feste e i paesaggi giapponesi grazie ai motivi decorativi, ai colori, alle raffinate rappresentazioni di fiori e foglie, insetti e animali, montagne e onde impetuose. Dal linguaggio del decoro, parte integrante della cultura giapponese, emerge quel vasto impero dei segni che racchiude il pensiero poetico di una cultura visiva di origini antiche e significati profondi. “…In Asia il decoro parla” afferma Nancy Martin Stetson.

 

Attraverso 4 sezioni dedicate rispettivamente al succedersi delle stagioni, al paesaggio, all’acqua e all’arte, la mostra mette in luce la bellezza dei kimono e ci parla del Giappone, da sempre luogo di straordinaria potenza evocativa e da oltre un secolo punto di riferimento estetico per l’Occidente.
Quella stessa estetica che a fine Ottocento conquistò e sconvolse il mondo artistico europeo, influenzando, tra gli altri, Vincent Van Gogh, Claude Monet e Gustav Klimt, fino a Mondrian e

Maria Lai, continua ancora oggi a ispirare artisti, fra i quali Takashi Murakami ed il giovane Yoshiyasu Tamura. Il kimono è anche un archetipo per fashion designer come Issey Miyake e Rei
Kawakubo, per il kimono designer Shinobu Baba che li disegna adattandoli al corso del tempo, e contagia positivamente la produzione di grafica e cinematografica contemporanea.
“Il linguaggio del decoro va studiato – sostiene Nancy Martin Stetson – il suo luogo di esposizione privilegiato è il kimono che ci fa intravedere un mondo ordinato e forse felice, raccontato in segni… È questo mondo, attraverso i suoi motivi, i suoi pattern e i suoi colori, che vogliamo raccontare”.

La prima sala, dedicata alle stagioni, ripercorre il ciclo della natura che nella cultura giapponese è sorgente generosa e misteriosa della vita, nella quale l’uomo deve vivere in armonia essendone parte integrante. Questa visione della natura è stata interiorizzata nel decoro del kimono, nel quale gli elementi naturali sono dunque predominanti e formano un codice simbolico, ma anche una sorta di almanacco spontaneo derivato dalla continua osservazione di segni naturali. Le fasi lunari, lo sbocciare di una pianta, il risveglio delle formiche, la rugiada notturna, fiori, foglie e animali danno vita ad un vero e proprio racconto in stoffa di quello che il poeta Kenkō nel XIII secolo descrisse come “la struggente bellezza del mondo”, una bellezza del tutto naturale, espressa nella tintura e nella decorazione dei kimono, testimoni tangibili della stessa antichissima tradizione.

 

Nella seconda sala, dedicata al paesaggio, le fodere interne di alcuni kimono rivelano la meraviglia nascosta di dettagliati dipinti a china, testimonianze rare perché lo stesso inchiostro nel
tempo provoca sovente la polverizzazione della seta. Accanto ai significati benaugurali e poetici, la rappresentazione dei paesaggi si rifà a racconti e miti della letteratura classica e, ad introdurre la sala, sarà proprio la letteratura. Nelle vecchie scritture, nelle poesie, nelle canzoni tradizionali si ritrovano infatti tracce di un mondo rurale leggendario, trasformato nel tempo in modello canonico e in segni per l’arte e il decoro.

La terza sala, dominata da fluttuanti sfumature di indaco, è dedicata all’acqua, elemento vitale per il Giappone, arcipelago di quasi 7.000 isole circondate da un mare tranquillo o tempestoso,
punteggiate di fiumi, laghi e sorgenti calde, colpite da piogge estive e incredibili nevicate. Gli abitanti di questo paese insulare hanno da sempre coltivato enorme rispetto per questo elemento naturale cui la storia, la religione, la filosofia giapponesi attribuiscono una forte valenza simbolica: l’elemento acqua, da cui si sprigiona una potente forza creatrice, è un culto oggetto di pratiche rituali e, naturalmente, soggetto privilegiato per l’arte e il decoro.
L’ultima sala suggerisce le infinite implicazioni esistenti fra il kimono, l’arte e la moda attraverso dettagli di colore, forme geometriche, grafiche, logo e decori, volumi e spazi del corpo. Il kimono infatti è riuscito a regalare spunti espressivi a moltissimi artisti occidentali dalla fine del 1800 ai giorni nostri e continua ad influenzare i creativi in Giappone e nel mondo. Il confine fra arte e kimono è molto sottile e, per raccontare questi due mondi paralleli, ai kimono saranno accostate immagini, suggestioni, sfilate. Anche la struttura del kimono che non esalta le forme, ma le nasconde con grazia, detta ancora oggi le sue leggi per avvolgere il corpo e viene indagata e attualizzata dai grandi maestri del fashion nipponico come Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Rei Kawakubo di Comme des Garçons la cui estetica, in mostra proprio in questi mesi al MET di New York, ha ormai innumerevoli seguaci. Immagini e video di sfilate suggeriranno stimolanti relazioni e reciproche influenze.

I kimono esposti provengono da una preziosa collezione privata, composta da oltre 700 kimono quotidiani e destinati alle cerimonie familiari del periodo Meiji (1868-1912), del breve periodo di
pace Taishō (1912/1926) e del primo ventennio del periodo Shōwa (1926/1945).
Accompagna la mostra un catalogo a cura di Paola Gribaudo edizione Gli Ori.

 

tel. +39 0171 61.83.00 – www.filatoiocaraglio.itinfo@fondazionefilatoio.it

 

Set
19
mar
Shibui @ Milano
Set 19–Ott 26 giorno intero

SHIBUI
Keiji Ito, Kazuhito Nagasawa 

Officine Saffi e Galleria Monopoli sono liete di presentare SHIBUI, una doppia mostra – entrambi gli artisti nelle due sedi –  dedicata agli ultimi lavori di Keiji Ito (Toki, 1935) e Kazuhito Nagasawa (Osaka, 1968). 

Il titolo della mostra – Shibui – si riferisce ad un particolare principio estetico giapponese che coniuga le caratteristiche contrastanti di ruvidità e raffinatezza. Il termine Shibui venne utilizzato a partire dal periodo Muromachi (1336-1573) per descrivere il gusto astringente dei cachi acerbi. Più tardi, lo stesso termine venne associato a un particolare canone estetico usato per riferirsi a qualsiasi cosa che fosse bello per essere sottovalutato e privo di particolari elaborazioni. Il fascino di un oggetto shibui sta proprio in questo suo essere una forza trattenuta, una bellezza nascosta, da scoprire poco a poco, su cui soffermarsi per lungo tempo anche se basta un attimo per intuirla.
 
 

DOPPIA INAUGURAZIONE:
Officine Saffi, via Saffi 7: martedì 26 settembre 2017, 18.30-21.00
Galleria Monopoli, via Ventura 6: martedì 19 settembre 2017, 18.30-21.00 (da confermare) 

La doppia mostra sarà visitabile fino al 26 ottobre in entrambe le sedi.
 
 

Officine Saffi

via Aurelio Saffi 7 – Milano

www.officinesaffi.com
info@officinesaffi.com

+39 02 36685696

Ott
3
mar
Il Rinascimento giapponese. La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo @ Firenze
Ott 3 2017–Gen 7 2018 giorno intero

Il Rinascimento giapponese. La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

Lo splendore della cultura artistica giapponese e il suo profondo rapporto con la natura si dispiegano in 39 straordinari dipinti su paravento, forma caratteristica dell’arte giapponese, alcuni dei quali visibili al pubblico per la prima volta

Si apre agli Uffizi una grande mostra, la prima del suo genere in Europa, sull’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento: si tratta di paraventi pieghevoli e porte scorrevoli, molti dei quali Tesori Nazionali e Proprietà Culturali Importanti e provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone. Le opere, su carta e perciò delicatissime, saranno esposte in tre rotazioni di 13 alla volta, al fine di garantirne la conservazione dall’esposizione alla luce.

Questo evento corona il centocinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia e Giappone intraprese con la firma del Trattato di Amicizia e di Commercio il 25 agosto 1866. « Italia e Giappone si incontrano quindi agli Uffizi e la cultura si rivela così un ponte sul quale due grandi Paesi, eredi di antiche civiltà forti di solide tradizioni, rinnovano la propria amicizia. Un legame antico, consolidato dalle numerose iniziative culturali realizzate nei due Paesi per celebrare questa importante ricorrenza.» (Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo).

Si tratta di una selezione di 39 grandi pitture di paesaggio e natura, molte delle quali difficili da vedere anche in Giappone perché non esposte al pubblico, nel classico formato del paravento pieghevole (byōbu) e delle porte scorrevoli (fusumae). Con questa rassegna si mette in scena il periodo d’oro della produzione artistica giapponese, tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo), in cui emergono ideali estetici tra loro opposti, e ancora oggi riconoscibili nel paese. Da una parte infatti abbiamo la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti interrotti da linee essenziali e veloci, legata alla filosofia zen e alla cultura cinese: non è un caso che questo tipo di bellezza severa abbia incontrato i gusti della classe guerriera a partire già dall’epoca Kamakura, (1185–1333), e che quello stile fosse utilizzato per decorare templi e residenze di samurai. Di segno opposto è la pittura più squisitamente giapponese, con fondi oro e campiture piatte di colore su cui si stagliano delicati elementi naturali: più esplicita e narrativa, essa era adatta a decorare grandi residenze aristocratiche e borghesi, castelli e palazzi. In mostra, paesaggi dalle  atmosfere rarefatte e simboliche – di sommi artisti quali Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan – si confrontano con dipinti della tradizione Kanō, rappresentanti fiori e uccelli, le quattro stagioni, luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe. Queste gioiose atmosfere, traboccanti gratitudine per le bellezze del creato, così come i caratteri zen riconducibili all’austerità, alla povertà, all’imperfezione, all’irregolarità di forme e materiali, esprimono una concezione della natura come specchio dell’animo umano già presente da secoli e definita con il termine mono no aware, “il sentimento per le cose”. Un insegnamento prezioso e uno spunto di riflessione anche per l’Occidente, per una riconsiderazione dell’ambiente e del rapporto dell’uomo con esso.

La bellezza e la mutevolezza dell’universo che ci circonda – espresse nelle dimensioni imponenti di uno o più spesso due paraventi, a due o sei ante, affiancati l’uno all’altro, o nei pannelli delle porte scorrevoli che dividevano le stanze – comunicano il profondo legame che lega il popolo giapponese alla natura. L’uomo ne diventa parte integrante, immergendosi nel paesaggio con l’attitudine panteistico shintoista che sta alla base di tutta la cultura letteraria e visiva del Giappone.

Come afferma Miyata Ryōhei Commissario del Bunkachō (Agenzia per gli Affari culturali del Giappone) «questa rassegna offre al pubblico italiano la possibilità di ammirare lo splendore della cultura artistica giapponese e comprenderne la profonda sensibilità nei confronti della natura.»

Il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, rileva altresì «che i meccanismi di committenza in Oriente non erano diversi da quelli di una qualsiasi corte rinascimentale e barocca in Europa, né da quello che vediamo ora nella nostra società capitalistica: i paraventi che decoravano residenze, castelli e templi giapponesi erano manifestazione del prestigio del proprietario o del donatore e dovevano rispecchiarne l’autorità, la ricchezza, il potere culturale, il livello d’istruzione. Nel Giappone delle epoche Muromachi, Momoyama e dell’inizio di quella Edo – dal secondo Trecento al primo Seicento, dunque quasi esattamente nello stesso periodo in cui in Europa si affermano Masaccio, Piero della Francesca, Raffaello, Michelangelo, Grünewald, Tiziano, Caravaggio – si assiste a uno sviluppo di committenze che porterà a un’altrettanto grande fioritura delle arti, che possiamo senz’altro definire “rinascimento giapponese”.»

La mostra curata, come il catalogo edito da Giunti, da Rossella Menegazzo (professore dell’Università degli Studi di Milano) con la con la collaborazione di  Asaka Hiroshi, Watada Minoru, Tsutsui Tadahito è organizzata dalla Gallerie degli Uffizi in collaborazione con l’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e con il supporto dell’Ambasciata del Giappone in Italia e promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le Gallerie degli Uffizi, il Bunkachō (Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone), l’Ambasciata del Giappone, l’Università degli Studi di Milano e Firenze Musei.

Enti promotori

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Gallerie degli Uffizi
Bunkachō (Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone)
Ambasciata del Giappone
Università degli Studi di Milano
Firenze Musei

Sede espositiva 
Aula Magliabechiana, Uffizi

Periodo della mostra                
3 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Prezzo del biglietto
La mostra è inclusa nel biglietto degli uffizi info

La mostra è stata organizzata dalle Gallerie degli Uffizi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone

Orario
La mostra segue l’orario degli Uffizi info

Ott
4
mer
Kuniyoshi Utagawa – Il visionario del mondo fluttuante @ Milano
Ott 4 2017–Gen 28 2018 giorno intero
Kuniyoshi Utagawa - Il visionario del mondo fluttuante @ Milano

Al Museo della Permanente di Milano i capolavori del Maestro dell’ukiyoe

dal 4 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018

KUNIYOSHI

Il visionario del mondo fluttuante

La mostra, la prima monografica dedicata all’artista in Italia, vuole presentare la produzione di Kuniyoshi nella sua interezza, evidenziando la strabiliante capacità tecnica e la capacità inventiva di questo maestro visionario attraverso una selezione di 165 silografie policrome tutte provenienti dal Giappone. Il percorso si divide in sezioni tematiche: Mushae (immagini di guerrieri ed eroi), Fantasmi e creature immaginarie, Beltà femminili, Paesaggio, Giochi e ombre. Due approfondimenti sono inoltre dedicati alle grandi passioni di Kuniyoshi: gli eroi del Suikoden e i gatti, costante presenza in tutta la sua opera per cui viene ancor maggiormente apprezzato e considerato il genio dell’ukiyoe.

INFORMAZIONI

Milano, Museo della Permanente, via Filippo Turati 34

ORARI
tutti i giorni dalle ore 9,30 alle 19,30
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

GIORNI E ORARI STRAORDINARI

1 – 2 novembre; 8 dicembre; 25 – 26 dicembre; 1 e 6 gennaio
dalle ore 9,30 alle 19,30

BIGLIETTI (audioguida inclusa)

Intero: € 13
Ridotto: € 11

INFOLINE E PREVENDITE: tel. 0299901905 – www.vivaticket.it

PRENOTAZIONI VISITE GUIDATE GRUPPI E SCUOLE:
info@adartem.itwww.adartem.it

Mondi bizzarri, paesaggi visionari, donne bellissime, ma anche attori kabuki, gatti, carpe e animali mitici e fantastici, oltre a leggendari eroi, samurai e briganti. Sono i protagonisti delle opere di  Utagawa Kuniyoshi (1797-1861) a cui, negli ultimi anni, in Giappone e nel mondo, son state dedicate numerose mostre.

E ora anche l’Italia, per la prima volta, rende omaggio a Kuniyoshi, maestro indiscusso di inizio Ottocento dell’ukiyoe –  genere di stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno – e che così tanta influenza ha avuto sulla cultura dei manga, degli anime (film di animazione giapponesi e non), dei tatuaggi e della cultura pop in generale contemporanea.

La mostra Kunyioshi. Il visionario del mondo fluttuante, prodotta da MondoMostre Skira e curata da Rossella Menegazzo, che si apre il 4 ottobre al Museo della Permanente di Milano (fino al 28 gennaio 2018), presenterà la produzione di Kuniyoshi nella sua interezza, evidenziando la strabiliante capacità tecnica e inventiva di questo maestro visionario attraverso una selezione di 165 silografie policrome, tutte provenienti dal Giappone.

Dopo l’esposizione dello scorso anno che ha reso omaggio a Hokusai, Hiroshige e Utamaro, e  che ha riscontrato un notevole successo di pubblico e critica, era doveroso dedicare a Kunyioshi una mostra tutta sua, per il suo carattere estremamente particolare e personalissimo e per l’originalità delle opere e dei temi rispetto agli altri tre Maestri del mondo fluttuante giapponese.

Il percorso si divide in 5 sezioni tematiche: “Beltà”; “Paesaggi”; “Eroi e guerrieri”, con una speciale sotto sezione (“Eroi Suikoden”) dedicata ai 108 eroi Suikoden;  “Animali e parodie” e “Gatti”. Questa ultima sezione, Gatti, è dedicata alla passione forse più grande di Kuniyoshi, per la quale moltissime persone lo conoscono, e che, insieme agli eroi, costantemente presenti in tutta la sua opera, è uno dei temi che rendono la sua personalità ancora più misteriosa ed eccentrica.

La fama di Kunyioshi è fondamentalmente legata alla serie di silografie policrome che illustrano i 108 eroi del romanzo Suikoden (pubblicato in italiano con il titolo I briganti), divenuto un vero e proprio best seller in Cina e in Giappone alla fine del Settecento e in cui si ritrovano le avventure  di una banda di briganti che si muovono a difesa del popolo stremato dalle ingiustizie e dalla corruzione governativa: personalità violente, potenti, armati, dai corpi muscolosi e coperti di tatuaggi che oggi ispirano manga, anime, tatuatori e disegnatori a livello internazionale. Ed è proprio con Kuniyoshi, formatosi sotto il maestro Utagawa Toyokuni, che si afferma il genere delle stampe di guerrieri (mushae).

Kunyioshi si dedica anche ai ritratti di donne, bambini, attori kabuki – particolare rappresentazione teatrale sorta all’inizio del XVII secolo – e di fantasmi, altro genere amatissimo in Giappone e oggi più che mai di moda. 

Tuttavia il suo nome è soprattutto associato ai giochi illusionistici, fatti di ombre e di figure composite alla maniera di Arcimboldo, ovvero figure inserite in altre figure, e parodie di storie e battaglie con protagonisti animali, oggetti, dolci, cibi. Opere ironiche e umoristiche che giocano sui sentimenti e le emozioni come nessun altro artista ha saputo fare prima di lui.

Le sue immagini sono fantasiose, barocche, ricche di colori e densi di particolari minuti. I suoi personaggi sono imponenti, le azioni roboanti e occupano tutta la superficie illustrata: sia essa nel classico formato rettangolare, o in quello di un ventaglio rotondo (uchiwa) o che si tratti del più grande formato del trittico, da lui prediletto al punto di arrivare all’esattico.

L’abilità e la curiosità di Kuniyoshi lo portano a importanti novità in campo tecnico: attingendo a piene mani dalla pittura occidentale, arriva a imitare la resa dell’incisione da lastra di rame anziché da matrice in legno, distinguendosi così dai maestri del paesaggio Hiroshige e Hokusai.

Ma anche l’Occidente lo ha molto amato, dall’arrivo delle riproduzioni delle sue opere in Europa e particolarmente in Francia (Monet ne aveva alcune appese nella cucina della sua famosa casa a Giverny), fino ai giorni nostri e alla cultura pop contemporanea.

La sua è stata una figura poliedrica e intrigante, sia per la varietà dei soggetti, sia per la ricchezza della tecnica, che ha dato vita a una scuola portata avanti per generazioni anche dopo di lui.

Ott
12
gio
HOKUSAI. Sulle orme del Maestro @ Roma
Ott 12 2017–Gen 14 2018 giorno intero

HOKUSAI. Sulle orme del Maestro

12 ottobre 2017 – 14 gennaio 2018
Roma, Museo dell’Ara Pacis

Attraverso circa 200 opere la mostra racconta e confronta la produzione del Maestro con quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyoe.

Deve la sua fama universale alla Grande Onda parte della serie di Trentasei vedute del monte Fuji e all’influenza che le sue riproduzioni ebbero sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh e Monet, protagonisti del movimento del Japonisme. L’opera di Katsushika Hokusai (1760-1849), maestro indiscusso dell’ukiyoe, (che letteralmente significa “immagini del Mondo Fluttuante”), attivo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, è vastissima e versatile, ed ebbe grande diffusione nel tempo grazie ai numerosi seguaci.

Informazioni

Tel. 060608 tutti i giorni ore 9.00-19.00 

Twitter:     @museiincomune  #HokusaiRoma

Luogo

Museo dell’Ara Pacis

Orario

Dal 12 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018 
Tutti i giorni 9.30-19.30
24 e 31 dicembre ore 9.30-14.00
La biglietteria chiude un’ora prima  
Chiuso il 25 dicembre e 1 gennaio

N.B. Per eventuali aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata agli     avvisi

Biglietto d’ingresso

Biglietto solo mostra:
€ 11,00 intero;
€ 9,00  ridotto
+ prevendita € 1,00

In prevendita dal 1° giugno

Promossa da 
Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali  con il supporto dell’Ambasciata Giapponese

Organizzazione
MondoMostre Skira e Zètema Progetto Cultura 

A cura di 
Rossella Menegazzo

(Disascalia in apertura: Katsushika Hokusai La [grande] onda presso la costa di Kanagawa, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa Silografia policroma, (…) Kawasaki Isago no Sato Museum)

Katsushika Hokusai
Veduta del tramonto presso il ponte Ryogoku dalla sponda del pontile di Onmaya, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 Silografia policroma, (…) Kawasaki Isago no Sato Museum

Katsushika Hokusai
Il Fuji da Gotenyama presso Shinagawa sul Tōkaidō, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa Silografia policroma, (…) Kawasaki Isago no Sato Museum

Hokusai deve la sua fama universale alla Grande Onda, parte della serie di Trentasei vedute del monte Fuji, e all’influenza che le sue riproduzioni ebbero sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh e Monet, protagonisti del movimento del Japonisme. L’opera di Katsushika Hokusai (1760-1849), maestro indiscusso dell’ukiyoe, (che letteralmente significa “immagini del Mondo Fluttuante”), attivo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, è vastissima e versatile, ed ebbe grande diffusione nel tempo grazie ai numerosi seguaci.
Hokusai. Sulle orme del Maestro si apre il prossimo 12 ottobre al Museo dell’Ara Pacis di Roma– promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il supporto dell’Ambasciata Giapponese, organizzata da MondoMostre Skirae Zètema Progetto Cultura e curata da Rossella Menegazzo– e intende dar conto dell’opera e dell’eredità del grande maestro.

Attraverso circa 200 opere (100 per ogni rotazione della mostra per motivi conservativi legati alla fragilità delle silografie policrome) provenienti dal Chiba City Museum of Art e da importanti collezioni giapponesi come Uragami Mitsuru Collectione Kawasaki Isagono Sato Museum, oltre che dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, la mostra racconta e confronta la produzione del Maestro con quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyoe.

Hokusai ha esplorato soggetti di ogni tipo: dal paesaggio alla natura, animali e fiori, dal ritratto di attori kabuki a quello di beltà femminili e di guerrieri, fino alle immagini di fantasmi e spiriti e di esseri e animali semileggendari.

Era uno sperimentatore che variava formati e tecniche: dai dipinti a inchiostro e colore su rotolo verticale e orizzontale, alle silografie policrome di ogni misura per il grande mercato, fino ai più raffinati surimono, usati come biglietti augurali, inviti, calendari per eventi e incontri letterari, cerimonie del tè, inviti a teatro.

I volumi dei Manga, che raggruppano centinaia di schizzi e disegni tracciati dal maestro e stampati in solo inchiostro nero con qualche tocco di vermiglio leggero, rappresentano il compendio di tanta eccentricità e genialità messa a disposizione di giovani artisti e pittori quali modelli per ogni genere di soggetto. Tra i suoi allievi ci sono Hokuba, Hokkei (1790-1850), Hokumei (1786-1868) che segnano la generazione successiva di artisti, insieme a Keisai Eisen (1790-1848), allievo non diretto di Hokusai, ma che da lui è stato influenzato, che ha determinato gli sviluppi delle stampe di bellezze femminili e paesaggio degli anni 1810-1830. Proprio a Eisen, presentato in Italia per la prima volta in questa mostra, appartiene la bellissima e imponente figura di cortigiana rappresentata nella silografia che Van Gogh dipinge alle spalle di Père Tanguy e utilizzata anche in copertina del Paris Le Japon Illustré nel 1887.

Il Fuji da Gotenyama presso Shinagawa sul Tōkaidō, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa

La mostra si compone di cinque sezioni che toccheranno i temi più alla moda e maggiormente richiesti dal mercato dell’epoca:

1- MEISHŌ: mete da non perdere

Presenta le serie più famose di Hokusai: le Trentasei vedute del Monte Fuji, le Otto vedute di Ōmi, i tre volumi sulle Cento vedute del Fuji e un dipinto su rotolo del Monte Fuji, presentato per la prima volta in Italia e in anteprima assoluta.

Questa sezione illustra le mete di viaggio e i luoghi celebri che un giapponese di epoca Edo non doveva assolutamente perdere o perlomeno doveva conoscere: cascate, ponti e luoghi naturali delle province più lontane, vedute del monte Fuji da località rinomate, locande e ristoranti e stazioni di posta lungo la via del Tōkaidō che collegava Edo (Tokyo) a Kyoto.

Non manca la “Grande Onda” di Hokusai, che si potrà apprezzare in ben due versioni differenti, che si alterneranno a metà del periodo espositivo per motivi conservativi: una proveniente dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, l’altra dalla collezione Kawasaki Isago no Sato Museum, così come tante altre importanti silografie della serie Trentasei vedute del Monte Fuji confrontabili in doppia versione.

2- Beltà alla moda

Una serie di notevoli dipinti su rotolo e silografie policrome dedicate al ritratto di beltà femminili e cortigiane delle famose case da tè del rinomato quartiere di piacere di Yoshiwara mettono a confronto lo stile del maestro Hokusai con quello di alcuni tra i suoi allievi più famosi tra cui Gessai Utamasa, Ryūryūkyō Shinsai, Hokumei, Teisai Hokuba.

In particolare si sottolinea la novità della composizione di Keisai Eisen, grande personalità nel campo del ritratto femminile, che redige un vero reportage di moda, avvolgendo le sue donne e mettendole in posa così da evidenziarne i kimono e gli obi imponenti, i tessuti raffinatissimi dai motivi ricercati, coloratissimi e sempre studiati nel particolare più minuto.

In questo contesto è stata pensata anche una piccola ma raffinata raccolta di immagini legate alla seduzione e al mondo del piacere e dell’erotismo che mettono a confronto Hokusai ed Eisen attraverso silografie “pericolose” (abunae), in cui si intuiscono situazioni di scambio amoroso senza svelarne l’aspetto sessuale, sublimato attraverso la bellezza di stoffe e abiti che coprono i corpi e fanno sognare, e le famose pagine del volume erotico di Hokusai “Kinoe no Komatsu”.

3- Fortuna e buon augurio

Nel formato della silografia, di Eisen in questo caso, e attraverso una serie di undici dipinti su rotolo di Hokusai che rappresentano le divinità popolari della fortuna, si evince uno dei soggetti in voga all’epoca come portafortuna, protezione, augurio per occasioni speciali. Tutte opere esposte per la prima volta in Italia.

4- Catturare l’essenza della natura

Hokusai e allievi a confronto attraverso una serie di dipinti su rotolo provenienti dal Giappone sul tema della natura e degli animali per sottolineare i motivi classici della pittura di “fiori e uccelli” e la valenza simbolica di alcuni animali quali il drago, la tigre, la carpa, il gallo riproposti nello stile di ciascun artista.

5- Manga e manuali per imparare

La serie completa dei 15 volumi di Manga di Hokusai sono esposti in questa sezione e rimandano ai tratti e alla forza che il maestro sa dare a ogni creatura che decide di rappresentare ma anche alla sua volontà di insegnare le regole della pittura ad artisti e appassionati. A fianco dei volumi di Hokusai, un album dell’allievo Shotei ripercorre i soggetti e le forme del maestro proponendo pagine simili fitte di disegni e schizzi.

Ott
13
ven
Mostra The Yokohama Project 1867-2017 @ Milano
Ott 13–Ott 29 giorno intero

The Yokohama Project 1867-2017

mostra fotografica | tutti i giorni dalle 12 alle 19, fino al 29 ottobre 2017

Palazzo Litta Cultura inaugura la stagione autunnale con uno sguardo sul Giappone, aprendo le porte della storica dimora con la mostra fotografica The Yokohama Project 1867-2017, aperta al pubblico a ingresso gratuito fino al 29 ottobre 2017

 


Il prossimo appuntamento è in programma il 13 ottobre alle ore 21 con il concerto di Damo Suzuki introdotto dalla proiezione Neverending, documentario sull’artista, firmato da Francesco di Loreto.

Il 28 e 29 ottobre prosegue la rassegna dedicata al mondo nipponico con le proiezioni Cinematographic Journey. Visioni Giapponesi.

Damo Suzuki 
concerto | 13 ottobre alle 21

Cinematographic Journey. Visioni Giapponesi
rassegna cinematografica | 28-29 ottobre, a partire dalle 15

PALAZZO LITTA CULTURA 
Corso Magenta 24, Milano

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IG palazzo_litta_cultura
TW LittaCultura

Ott
20
ven
Mostra LA MISURA DELL’INESPRESSO 沈黙の尺度 @ Milano
Ott 20–Dic 2 giorno intero

LA MISURA DELL’INESPRESSO
沈黙の尺度 
Yamamoto Masao | Ettore Frani
 
20 ottobre – 2 dicembre 2017
Inaugurazione giovedì 19 ottobre ore 18.00
 
a cura di Matteo Galbiati

con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano 

Ettore Frani Special Project Arteam Cup 2016
 in collaborazione con Arteam | Associazione Culturale

“Ci sono colori che rendono ciechi gli occhi degli uomini” Lao Tse
 

La Galleria Paraventi Giapponesi – Galleria Nobili avvia la sua stagione espositiva con la mostra La misura dell’inespresso 沈黙の尺度, occasione in cui il lavoro del celebre fotografo giapponese Yamamoto Masao (Aichi, 1957) incontra la suggestiva pittura dell’artista italiano Ettore Frani (Termoli, 1978). La mostra nasce per l’assegnazione a Frani di uno Special Project in occasione del Premio Arteam Cup 2016, di cui la galleria è stata partner, secondo l’espressa volontà dei galleristi di avvicinare, nel rispetto delle ricerche da loro condotte nei propri programmi espositivi, due universi artistici possibilmente commensurabili, come quelli dell’arte occidentale e orientale, giapponese nello specifico mandato della galleria stessa.

 

Yamamoto Masao presenta sei fotografie dalla magnifica serie Shizuka, esposta in varie occasioni in diverse parti del mondo a partire dal 2012; Frani propone una serie di oli su tavola laccata, di varia dimensione, che, pur rispettando la matrice del proprio linguaggio pittorico, ha appositamente concepita per l’incontro con la fotografia del maestro giapponese.
Inedito appare dunque il contatto tra due artisti che vivono presupposti culturali e abitano dimore dell’essere (parafrasando Heidegger), a partire dall’idioma, dalla tecnica fino alla metodologia espressiva, molto differenti tra loro; sebbene, infatti, l’origine natia dei due tradisca un’adesione culturale a valori e visioni evidentemente diversi, l’accostamento non appare improprio, anzi risulta altresì avvalorato dal desiderio di uscire dalle abituali convenzioni e logiche espositive e, senza vincolarsi a criteri di giudizio più rigidi e schematici, di stabilire un colloquio fecondo e inusuale tra due artisti che, incontrandosi per la prima volta in questa occasione, mostrano una sorprendente affinità nonostante la distanza, condividendo approcci, fascinazioni e suggestioni visive frutto di una silente, ma profonda connessione nella percezione e resa della realtà sensibile.
 
A prescindere infatti dall’utilizzo di un medium differente – per Masao la fotografia (intesa nella sua accezione più tradizionale come processo artigianale che prevede lo sviluppo di ogni singolo fotogramma) e per Frani la pittura ad olio – è possibile ravvisare in entrambi una peculiare atmosfera poetica di sospensione del tempo e dello spazio raggiunta attraverso l’evidente assenza di colore e attraverso l’equilibrio precario tra pieni e vuoti. La scelta di operare nelregistro del bianco e nero, seppur data quasi per assodata in certa fotografia artistica, non è scontata per Masao e a maggior ragione per Frani che si esprime attraverso un genere di tradizione secolare come quello pittorico. In Masao questa attitudine risponde a una sensibilità tipicamente orientale che ha fondamenta e specifiche radici di riferimento; l’a-cromatismo così come l’a-simmetria non vengono, infatti, percepiti negativamente come assenza di colore o di squilibrio, al contrario, come espedienti espressivi più efficaci e risonanti nella trasmissione dell’incanto artistico. Analogamente per Frani l’avvalersi della monocromia nel processo creativo ridefinisce il consueto rapporto tra pittura, fotografia, istante visivo e fruitore, rinvigorendo e conferendo nuova capacità espressiva al mezzo pittorico.

Il sentore di vago, l’inespresso, il senso di mistero inspiegabile presente nei lavori, sono note percepite, ma non spiegabili razionalmente: esse rimandano alle infinite sfumature del possibile che abitano la Natura, evocando un ideale di bellezza sobrio e pacato, percepibile solo nel raccoglimento della contemplazione, in quello stato emotivo che i giapponesi chiamano seijuku, ovvero di profonda calma nel mezzo dell’attività.
Più nello specifico sembra che Masao e Frani partano da antipodi geografici per incontrarsi a metà del cammino: le tavole dell’artista italiano colgono appieno la contingenza insita nel tempo quotidiano sotto cui risiede l’eterna ciclicità che è legge fondamentale della Natura. Opere come Via Lattea Ideogramma esemplificano visivamente ciò che è in continuo cambiamento nonostante, in apparenza, sembri rimanere immutabile e di cui l’ambiente conserva sempretraccia tangibile; il pensiero corre in questo caso alle linee che circoscrivono un significato attraverso i segni severi dei pittogrammi orientali a cui Frani sembra, implicitamente, far riferimento. In modo analogo – e opposto – il fotografo giapponese definisce volumetricamente la fissità di spazi in cui porre quei ritrovamenti fortuiti che, raccolti durante le sue passeggiate mattutine nei boschi e risparmiati al consueto, sono resi eterni attraverso un uso magistrale delle luci e delle sensazioni da esse evocate.

Il silenzio che affiora è ottenuto da entrambi grazie ai vuoti abbacinanti dei bianchi, all’infinita gamma di semitoni grigi in tensione lirica con gli sfondi cupi da cui, i due artisti, plasmando lo spazio, fanno emergere l’essere sottraendolo all’oblio dell’ombra. Non a caso risulta secondaria per loro la ricerca di tematiche predominanti, poiché l’attore assoluto non è tanto il soggetto rappresentato, quanto l’inconsistenza del tempo di una realtà che non permane.

Yamamoto Masao è nato in Giappone nella Prefettura di Aichi nel 1957, studia pittura prima di scegliere la fotografia come specializzazione definitiva. Partecipa alla sua prima mostra nel 1994 alla Shapiro’s Gallery di San Francisco; la prima personale alla Yancey Richardson Gallery a New York, nel 1996, lo porta a molte altre mostre negli Stati Uniti.
Dal 2006 espone regolarmente il suo lavoro in gallerie e musei in Europa, Giappone, Russia e Brazile. La copertura mediatica comprende pubblicazioni quali il New York Times e svariate altre testate specializzate. Masao vive attualmente in Giappone a Yatsugatake Nanroku, nella prefettura di Yamanashi, dove lavora a stretto contatto con la natura.

Ettore Frani è nato a Termoli (CB) nel 1978, nel 2002 si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino e nel 2007 consegue la specializzazione in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 1998 comincia ad esporre in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Nel 2010 vince il Premio Artivisive San Fedele. Il segreto dello sguardo ed è finalista al LXI Premio Michetti. Nel 2011 vince la 1aedizione del Premio Ciaccio Broker per la Giovane Pittura Italiana. Nel 2013 vince la I edizione Espoarte awards stagione espositiva 2012/2013 Artista under 45 dell’anno. Nel 2015 è finalista al 16° Premio Cairo. Nel 2016, ad Arteam Cup 2016, vince i premi Special Project Paraventi Giapponesi – Galleria Nobili, Milano e il Premio Speciale Fabbrica Eos, Milano di Arteam Cup. Vive e lavora a Lido di Ostia (RM).

SCHEDA TECNICA
La misura dell’inespresso 沈黙の尺度 Yamamoto Masao | Ettore Frani
a cura di Matteo Galbiati
20 ottobre – 2 dicembre 2017
Inaugurazione giovedì 19 ottobre ore 18.00
con il Patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano
Ettore Frani Special Project Arteam Cup 2016
in collaborazione con Arteam | Associazione Culturale
catalogo digitale bilingue italiano inglese Vanillaedizioni con testo critico di Matteo Galbiati

Per informazioni e/o richiesta immagini ad esclusivo uso stampa contattare:
 
PARAVENTI GIAPPONESI – GALLERIA NOBILI
Via Marsala 4, Milano
Orari: lunedì 15.00-19.00; da martedì a sabato 11.00-13.00 e 14.00-19.00
info@paraventigiapponesi.it
www.paraventigiapponesi.it
Telefono +39026551681
Raffaella Nobili +393396008358
Alessio Nobili +393480687073

Ott
21
sab
CORSO DI INTRODUZIONE AL KINTSUGI @ Milano
Ott 21 giorno intero
CORSO DI INTRODUZIONE AL KINTSUGI @ Milano

CORSO DI INTRODUZIONE AL KINTSUGI 

tenuto da Iku Nishikawa alle Officine Saffi a Milano

21 ottobre 2017

 

Le iscrizioni chiuderanno il 29 settembre 2017 

Il Kintsugi è l’antica arte giapponese usata per riparare oggetti rotti in ceramica con polvere d’oro, argento o platino mescolati o spolverati su lacca. È una pratica molto popolare in Giappone ed in tutto il mondo. Il Kintsugi fa parte della filosofia giapponese del wabi-sabi, una visione del mondo fondata sull’accoglimento della transitorietà ed imperfezione delle cose.

Meno note sono le tempistiche che richiede questa procedura. Per aggiustare una piccola parte con lacca ed oro occorrono quasi tre settimane. Il workshop tenuto da Iku Nishikawa è una guida per un primo approccio al Kintsugi. In poche ore verrà insegnato come riparare il pezzo danneggiato che poi necessiterà di una settimana per asciugarsi. Iku utilizza delle tecniche rapide e dei materiale alternativi in modo che gli studenti abbiano un risultato immediato e possano portare a casa il pezzo per terminarlo.
Per lo svolgimento del corso sarà necessario portare un oggetto in ceramica rotto che si vuole riparare o in alternativa un oggetto intatto che l’insegnante romperà per poi essere successivamente da voi riparato. Se avete degli oggetti già rotti e volete chiedere assistenza all’insegnante potete portarli ed assieme si deciderà se sono adatti ad essere aggiustati. Vi consigliamo di portare due o tre pezzi. Informiamo che il vostro pezzo non sarà completato durante il corso ma sarà necessario portarlo a casa e rifinirlo.

Iku Nishikawa si è avvicinata a quest’arte grazie alla partecipazione ai corsi di formazione ad Oxford, fianco a fianco con maestri di Kintsugi. Nel 2014 prende parte all’organizzazione di numerosi eventi legati a questa tecnica presso l’Ashmolean Museum di Oxford. L’anno seguente viene interpellata per la direzione di un corso di perfezionamento di Kintsugi presso il Pitt Rivers Museum.

Partecipanti: max. 6

Date e orari: Sabato 21 ottobre 2017 

I partecipanti verranno divisi in due gruppi:
Primo gruppo 10 – 13.30
Secondo gruppo 15 – 18.30 

Costo: 150€ comprensivo di kit per lo svolgimento + tessera associativa 5 €

Infowww.officinesaffi.com –  corsi@officinesaffi.com – Tel +39 02 36685696

ISCRIZIONE: Scarica qui il modulo_di_iscrizione

Termine iscrizione: 29 Settembre 2017

LE IMMAGINI DELLA FANTASIA 35 – Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia @ Sàrmede,TV
Ott 21 2017–Gen 28 2018 giorno intero

La Fondazione Štěpán Zavřel inaugura presso “la casa della fantasia” a Sarmede (TV) la mostra:

Le immagini della fantasia 35

 

Sabato 21 ottobre 2017 si aprirà la 35^ edizione de Le immagini della fantasia. Questa edizione della mostra sarà dedicata al Giappone: avrà come ospite d’onore Philip Giordano e offrirà un panorama di oltre 30 illustratori a livello mondiale, riunitisi per l’occasione a Sarmede.

La Casa della fantasia accoglie ogni anno centinaia di illustratori, autori, editori, e migliaia di bambini, confermando il valore del libro illustrato come strumento di conoscenza e veicolo di bellezza. 

La Mostra offre un ampio sguardo sul mondo dell’illustrazione per l’infanzia e invita all’incontro con pubblicazioni di spicco per innovazione estetica e ricchezza narrativa.
La Casa della fantasia accoglie ogni anno centinaia di illustratori,
autori, editori, e migliaia di bambini, confermando il valore del libro illustrato come strumento di conoscenza e veicolo di bellezza.
Momonoko Taro con i suoi tre compagni di avventura è l’icona dell’anno. È il bambino nato da una pesca, un miracolo come ogni nascita, nutrito dai genitori con le più buone focacce di miglio del Giappone, parte a caccia degli orchi che infine sconfiggerà! Leggiamo, cresciamo e ci divertiamo, come piccoli eroi, con Le immagini della fantasia!

Storie dall’arcipelago sottosopra è la personale dedicata all’Ospite d’onore Philip Giordano, l’inizio di un viaggio che vedrà i visitatori intenti a esplorare il Giappone: si potrà entrare in grandi scenari invernali in cui fioccano meduse e aleggiano draghi, ammirare fluttuanti mobile, comporre creature dalle fantastiche geometrie su pareti magnetiche e, soprattutto, si leggeranno le sue storie di avventura e amicizia.
Panorama è la collettiva di oltre 30 libri dal mondo: una vera migrazione per attraversare il cosmo intero, annotando i mirabilia della natura, riflettendo su coloro che lasciano il proprio Paese in cerca di una nuova casa e, passo dopo passo, dall’illustrazione si arriva al fumetto, di fiaba, di poesia, di ricordi d’infanzia.
Nel Planetarium la stella che brilla è Rocío Araya che racconta come creare i pezzi di un puzzle sempre nuovo: pastelli a olio da graffiare, fotografie da ritagliare, impronte da scoprire.

Mukashi Mukashi, che vuol dire C’era una volta in Giappone è il titolo del nostro albo illustrato –il 13°!– e dell’appuntamento con fiabe, giochi, libri e poesie. Tre sono i progetti nati appositamente per la Mostra: gli haiku di Bashō e Issa illustrati dalla Scuola, l’albo Mukashi Mukashi, fiabe dal Giappone edito da Franco Cosimo Panini e il Memory giapponese dedicato ai Mostri in serigrafia di Else.

E infine, direttamente dal Giappone, c’è anche la mostra Nihon no Ehon: libri illustrati giapponesi, che sapremo leggere, sì, perché le immagini non conoscono barriere  linguistiche.
A Sàrmede le sorprese non finiscono mai, vi aspettiamo! (Monica Monachesi – Curatrice della mostra)

Scarica il programma della mostra

Storie dall’arcipelago sottosopra: il mio mondo disegnato ma anche il Giappone e le sue contraddizioni. Vivere a Tokyo è stato come guardare il mondo attraverso uno specchio che restituisce le immagini al contrario; negli ultimi 7 anni mi è sembrato di vivere in un mondo sottosopra. In sospensione, dentro una bolla, circondato dal mare e lontano da tutti; consapevolmente isolato, parcheggiato in una realtà parallela.
Quando penso alla mia vita in Giappone provo una certa malinconia, forse è riconducibile a quella sensazione che i giapponesi chiamando Wabi-sabi (nostalgia per qualcosa che è ormai passato, lontano e che non tornerà più). Un mondo perduto che esiste e resiste solo nei ricordi e in qualche oggetto impolverato dalla patina del tempo.
Il Giappone è un mondo al quale avrei voluto, molto ingenuamente, appartenere.
Philip Giordano

Le immagini della fantasia 35

22.10.2017—28.01.2018
Casa della fantasia
via Marconi, 2⁄A – 31026 Sàrmede (TV)

Orari: feriali 9—17 (dal lun. al ven.);
festivi e prefestivi 10—19;
dal 26.12.2017 al 05.01.2018: 10.30—19
Giorni di chiusura: dal 21 al 25 dicembre,
31 dicembre 2017
Ingresso: intero 4 euro; ridotto 3,50
euro (soci Banca Prealpi, soci Coop);
gratuito per bambini fino alla scuola
dell’obbligo (14 anni)
Visite guidate per le scuole:
40 euro a gruppo (fino a 26 alunni) con
ingresso gratuito. Durata: un’ora.
Laboratori didattici per le scuole:
90 euro a gruppo (fino a 26 alunni).
Durata: un’ora.
Ingresso omaggio per gli insegnanti.
Accesso e servizi per disabili.
Le attività per le scuole si prenotano
on-line su: www.sarmedemostra.it
Laboratori creativi del fine settimana
per bambini (4-13 anni): 4 euro
a partecipante. Durata: un’ora.
Su prenotazione.

Il Giappone spiegato ai bambini @ Milano
Ott 21@14:30
Il Giappone spiegato ai bambini @ Milano

In occasione della mostra KUNIYOSHI di Milano, ho organizzato una conferenza sul Giappone dedicata ai bambini: spiegando in modo divertente la cultura giapponese potranno meglio comprendere le opere dell’autore e le tante curiosità sul Paese del Sol Levante.

日本 NIHON – il Paese del Sol Levante

21 ottobre 2017 – ore 14:30
in re
plica: 23 ottobre 2017 – ore 17:30

Perché i giapponesi mangiano il SUSHI? Chi erano i SAMURAI? Cosa fa esattamente una GEISHA? Perché gli YŌKAI fanno i dispetti? Cosa sono i ⛩ che si vedono nelle foto?

Il Paese del Sol Levante è un “mondo a sé stante”: curioso, enigmatico, a volte un po’ buffo e strano, ma con quell’autorevolezza che mette soggezione.

I bambini lo conoscono per i MANGA, per gli ANIME (film d’animazione), per le arti marziali come KARATE e JŪDŌ, per i videogiochi, per il cibo e la scrittura “indecifrabile”.

Ma questi sono solo alcuni aspetti della cultura giapponese, una cultura che è stata inaccessibile per secoli al mondo occidentale, divenendo così misteriosa ed affascinante.

A cura di: Simona Corrà, Diplomata in Lingua e Cultura Giapponese (IsIAO di Milano), Jikiden Reiki shihankaku (JRK di Kyōto) e… mamma

Scarica la locandina

Data: 21 ottobre 2017 – ore 14:30
Replica: 23 ottobre 2017 – ore 17:30
Dove: Associazione SemidiSè
viale Monza 143 – MM1 “Turro”
Ingresso: gratuito su prenotazione
info@giapponemania.com

Ott
23
lun
Il Giappone spiegato ai bambini @ Milano
Ott 23@14:30
Il Giappone spiegato ai bambini @ Milano

In occasione della mostra KUNIYOSHI di Milano, ho organizzato una conferenza sul Giappone dedicata ai bambini: spiegando in modo divertente la cultura giapponese potranno meglio comprendere le opere dell’autore e le tante curiosità sul Paese del Sol Levante.

日本 NIHON – il Paese del Sol Levante

21 ottobre 2017 – ore 14:30
in re
plica: 23 ottobre 2017 – ore 17:30

Perché i giapponesi mangiano il SUSHI? Chi erano i SAMURAI? Cosa fa esattamente una GEISHA? Perché gli YŌKAI fanno i dispetti? Cosa sono i ⛩ che si vedono nelle foto?

Il Paese del Sol Levante è un “mondo a sé stante”: curioso, enigmatico, a volte un po’ buffo e strano, ma con quell’autorevolezza che mette soggezione.

I bambini lo conoscono per i MANGA, per gli ANIME (film d’animazione), per le arti marziali come KARATE e JŪDŌ, per i videogiochi, per il cibo e la scrittura “indecifrabile”.

Ma questi sono solo alcuni aspetti della cultura giapponese, una cultura che è stata inaccessibile per secoli al mondo occidentale, divenendo così misteriosa ed affascinante.

A cura di: Simona Corrà, Diplomata in Lingua e Cultura Giapponese (IsIAO di Milano), Jikiden Reiki shihankaku (JRK di Kyōto) e… mamma

Scarica la locandina

Data: 21 ottobre 2017 – ore 14:30
Replica: 23 ottobre 2017 – ore 17:30
Dove: Associazione SemidiSè
viale Monza 143 – MM1 “Turro”
Ingresso: gratuito su prenotazione
info@giapponemania.com

Ott
24
mar
YAMAMURA-MAI e JIUTA – Danze e canti di Osaka secondo la tradizione della scuola Yamamura @ Roma
Ott 24@19:00

L’Istituto Giapponese di Cultura

è lieto di presentare

YAMAMURA-MAI e JIUTA

Danze e canti di Osaka secondo la tradizione
della scuola Yamamura

martedì 24 ottobre ore 19.00

Istituto Giapponese di Cultura
Roma, via A. Gramsci, 74

 

– ingresso libero fino a esaurimento posti –

Danzatore: Yamamura Wakahayaki
Canto e musica: Kikuo Yuji (jiuta performer)
Presentazione e interventi esplicativi a cura del prof. Bonaventura Ruperti
(Professore ordinario di Lingua e Letteratura Giapponese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea)

in collaborazione con Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea, Università Ca’ Foscari di Venezia

Nell’universo ricchissimo di arti dello spettacolo del Giappone, un posto speciale, non sufficientemente noto all’estero, occupano le danze del Kamigata, ossia dell’area di Kyoto e Osaka. Nella tradizione delle danze di sala di Osaka brillano in particolare la scuola coreutica Yamamura e i canti (jiuta) accompagnati da shamisen: assieme al teatro dei burattini Bunraku
queste danze e queste melodie sono tra le forme tradizionali di maggiore fascino risalenti all’epoca Tokugawa e manifestano lo spirito e l’essenza della città di mercanti, Osaka.
Se il teatro kabuki ha tramandato fino a oggi delle danze ricche e spettacolari concepite per i palcoscenici, per interpreti maschi anche specializzati nei ruoli femminili (onnagata), le danze di sala del Kamigata invece, in particolare a Kyōto, hanno sviluppato un’orchestica concepita anche per il corpo femminile, attingendo alle danze della corte imperiale e ispirando le danze dei quartieri di piacere.
La scuola Yamamura, con una tradizione di oltre 210 anni, sorge inizialmente ad opera di un coreografo, Yamamura Tomogorō I (1781-1844), che unisce i due versanti, le coreografie per il teatro kabuki, progettando la gestualità per l’attore più fulgido di Osaka, Nakamura Utaemon III (1778-1838), e quindi le danze femminili per i quartieri di piacere. Il repertorio è dunque ricco e congiunge brani ispirati al teatro nō adattati alla sensualità e morbidezza del corpo femminile, brani che riflettono le movenze delicate dei burattini nel teatro che nella città è fiorito in maniera straordinaria, e scene danzate più intime e sommesse costruite sui canti, jiuta, accompagnati da un numero ridotto di musici, in uno spazio limitato, entro cui il corpo con il ventaglio si muove con morbidezza e finezza senza eguali. La fluida eleganza del corpo, che si sposa al canto, si porge all’apprezzamento degli spettatori e disegna con figura e gesti stati d’animo, stagioni, atmosfere in un’estetica distillata alla sua essenza.
I due giovani maestri protagonisti dell’esibizione sono stati entrambi insigniti dei più alti riconoscimenti della tradizione artistica di Osaka.
Danze e canti in programma saranno introdotti e inframmezzati da interventi esplicativi del prof. Ruperti, Professore ordinario di Lingua e Letteratura Giapponese presso il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

YAMAMURA Wakahayaki

Inizia a studiare danza nel 1995 nella scuola della Maestra Wakasaki e nel 2001 riceve il nome d’arte Wakahayaki. Fin dal suo debutto in pubblico si distingue per la grazia dei suoi movimenti e per il rispetto della tradizione, Dal 2003 ogni anno si esibisce in vari spettacoli al Teatro Nazionale dei Burattini di Ōsaka diretti dalla maestra Yamamura Wakasaki. Nel 2006 partecipa allo spettacolo di celebrazione dei 200 anni della scuola Yamamura al Teatro nazionale del Bunraku di Ōsaka e ottiene il premio di apprezzamento di danza e musica tradizionali degli artisti emergenti che reggono le sorti future di queste arti al Teatro Nazionale del Bunraku di Ōsaka.

KIKUO Yūji

Nato a Ōsaka nel 1977, nel 1989 entra alla scuola di Kikuhara Kōji, successore di Kikuhara Hatsuko IV (1899-2001), tesoro nazionale vivente, virtuosa dei più antichi generi di musica vocale per shamisen (liuto a tre corde). Nel 1997 riceve il nome d’arte di Kikuō. Dopo la laurea all’Università Ryūkoku, apprende a suonare il kokyū del Kamigata (strumento a tre corde suonato con archetto) e lo Heike biwa. Le sue esecuzioni accurate e rigorose gli valgono
numerosi premi e riconoscimenti. Molte le esibizioni e i concerti live, come anche le partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e televisive, in qualità di artista depositario delle tradizioni dei generi musicali attraverso lo shamisen della scuola Nogawa di Ōsaka, il koto di scuola Ikuta, il kokyū del Kamigata e i canti tradizionali jiuta in accompagnamento alla danza, nonché come istruttore di koto presso la compagnia dell’opera di Takarazuka.
Attivo anche nel perseguire le possibilità del jiuta in collaborazioni e interazioni con altre arti, con la musica occidentale, con il wadaiko etc.

Info

Istituto Giapponese di Cultura
Via Antonio Gramsci, 74
00197 Roma
Tel. 06 3224794
www.jfroma.it
lapalorcia@jfroma.it

Altre date del tour YAMAMURA-MAI e JIUTA:
22/10 > Bologna (Teatro La Soffitta)
25, 26, 27/10 > Venezia (Università Ca’ Foscari e Museo Arte Orientale)
30/10 > Venezia (Teatro Goldoni)