Se per un giorno volete fuggire dal caldo e dagli affollati templi di Kyoto, visitare il tempio Muroji – 室生寺 potrebbe rivelarsi una fantastica idea.  Situato nel cuore delle montagne nella prefettura di Nara, più precisamente vicino alla città di Sakurai, è raggiungibile in giornata, con un po’ di pazienza,  da Kyoto. 

Il Kanjōdō

Per i possessori del Japan Rail Pass la tratta è coperta fino a Sakurai, che si raggiunge da Kyoto cambiando a Nara in un’oretta e mezza, con la linea JR Nara. Da Sakurai in 15 minuti (350 yen) si raggiunge la fermata di Muroguchiono con la linea Kintetsu (linea privata e non coperta dal JRP). All’uscita a Muroguchiono, una piccola stazione immersa nel verde che sembra uscita da un film dello Studio Ghibli, un simpatico signore, che naturalmente parla solo giapponese, vi consegnerà un foglietto, tutto rigorosamente in giapponese, con gli orari del bus che in 14 minuti (430 yen) vi porterà al villaggio di Muro. Il bus parte ogni ora circa ed è pieno di simpatici vecchietti pellegrini che vi squadreranno pensando di avere accanto degli alieni, ma noi amanti del Giappone lo sappiamo e siamo contenti così!

La cartina del complesso

Una volta scesi dal bus non sarà difficile trovare l’entrata del tempio.  Prima di visitarlo il mio consiglio è quello di rifocillarvi in uno dei due ristorantini che troverete prima di attraversare il ponticello rosso. Il ristorante sulla destra propone piatti della cucina Kaiseki mentre quello sulla sinistra i più classici e caserecci donburi, udon e soba. La vista sul fiume dai tavoli è stupenda e il gentile proprietario vi aiuterà a scegliere il vostro piatto dal menù scritto solo in giapponese.

Il ristorante visto dal ponticello
Il menù in giapponese

Una volta attraversato il ponte Taiko-basi, con la pancia piena, vi accorgerete subito della maestosità e della sacralità del luogo.  I grandi alberi, il fruscio del vento tra le foglie e la tranquillità vi accompagneranno per tutta la visita.

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Il Muroji attirò per la prima volta la mia attenzione quando, studiando per l’esame di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale, vidi una sua foto realizzata dal grande Domon Ken; il mio interesse accrebbe poi quando scoprii la sua posizione isolata tra le montagne e che fu uno dei primi templi ad accettare fedeli donne già in epoca Kamakura (1185-1333). Questo episodio gli valse l’appellativo di “Koya delle donne”, poiché il Monte Koya era famoso per la sua politica di non accettazione delle pellegrine donne (questo fino al XX secolo).

La Niomon

Dopo aver acquistato i biglietti si oltrepassa la Nio-mon, sorvegliata dai guardiani Nio, uno blu e uno rosso; la stupenda scalinata che porta al Kondō, famosa per l’esplosione di rododendri in primavera, è chiamata yoroi-zaka, la collina d’armatura, perché le pietre impilate degli scalini ricordano un’armatura. Una volta in cima alla yoroi-zaka troviamo il Kondō, l’edificio più antico di questo complesso templare, costruito nel IX secolo e che al suo interno conserva la statua di Shaka Nyorai ( così è chiamato il Buddha storico in Giappone), i dodici guardiani celesti e altre statue.

Il Kondō e il Mirokudō

Sia la statua dello Shaka Nyorai che i dipinti sono originali dell’VIII secolo.  Accanto al Kondō troviamo il Mirokudō, costruito nel XIII secolo, che conserva la statua, una delle più antiche presenti nel complesso templare, del Miroku Bosastu (il Buddha del futuro) accanto al quale vi è la statua seduta dello Shaka Nyorai; qua si prega per un buon raccolto, per un parto tranquillo e per la salutare crescita dei propri figli.

La Pagoda e il Kanjōdō

Pochi scalini più in alto troviamo la Kanjodō dove vi è conservata la statua di Nyoirin Kannon, a cui i fedeli si rivolgono per la salute, una vita longeva e un parto tranquillo. Sulla sinistra non lascia indifferenti la scalinata che porta alla pagoda di cinque piani che con i suoi 16 metri di altezza è la più piccola del Giappone; è graziosissima e fotogenica, non vi stancherete di scattare mille fotografie e di aspettare che gli altri visitatori si spostino dalla scalinata. Se capitate nella stagione giusta ci saranno anche i rododendri a farvi compagnia.

Quasi arrivati al Miedō
I 700 scalini

Dopo tutte queste bellezze vi aspetta la parte finale, 700 scalini per raggiungere il punto più alto, l’Okunoin, dove si trova il Miedō dedicato al monaco buddhista Kōbō Daishi. La tranquillità che si respira nel salire e la pace che potrete vivere un a volta arrivati vale tutta la fatica. Potrete riposarvi contemplando il paesaggio che si intravede tra la folta vegetazione. Potrete inoltre chiedere al monaco, il quale vi ringrazierà per essere giunti fin lassù, il goshushin, una calligrafia scritta a mano al momento con annesso il sigillo a inchiostro rosso, che testimonia la visita a un determinati tempio. I giapponesi hanno dei libricini, comprati nei templi, dove collezionano queste calligrafie; se non lo avete non preoccupatevi, ne hanno già di pronte su piccoli foglietti che potrete acquistare e conservare come meglio preferite.

Consiglio davvero di visitare questo complesso a chi ne ha il tempo e la possibilità, si respira un Giappone autentico e tradizionale, ricco ancora di sacralità e lontano dagli affollatissimi luoghi comuni, seppur anche loro bellissimi.

Un pò di riposo prima dei 700 scalini
La scalinata Yoroi-zaka con in cima il Kondō
La pagoda a cinque piani
Meritato riposo dopo 700 scalini
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