Durante tutta la sua storia il Giappone ha regalato molto al mondo e all’umanità intera: tesori, filosofie, bellezze naturali, leggende, cibo, personaggi, storie. Proprio questi ultimi due, i personaggi e le loro storie, a volte prendono impreparato e alla sprovvista l’osservatore occidentale, abituato a ben altre situazioni e con occhi che vedono il mondo in maniera completamente differente da quelli orientali. La storia che si sta per raccontare però riunisce tutti noi in un unico pensiero, un unico modo di vedere tale avvenimento: un atto che descrive alla perfezione un amore immenso e una fedeltà infinita.

Protagonista di questa vicenda è un cane, uno dei più famosi al mondo tra l’altro: Hachikō (ハチ公). La storia ha inizio a Ōdate (大館), al nord dell’isola di Honshu (本州), nella Prefettura di Akita (秋田). Lì, il 10 novembre del 1923, viene al mondo Hachikō. Un cane di razza Akita, la razza più rappresentativa del Giappone e dichiarata monumento nazionale nel 1931. Due mesi più tardi è adottato dal professor Hidesaburō Ueno (上野英三郎), docente dell’Università Imperiale di Tōkyō. Insieme si trasferiscono a Shibuya ((渋谷), quartiere della capitale nel quale abitava il professore. Quest’ultimo, per andare a lavoro, si recava quotidianamente presso la stazione di Shibuya accompagnato dal suo amico a quattro zampe.

La situazione però cambiò drasticamente il 21 maggio del 1925, quando Ueno morì a causa di un ictus. Hachikō, ignaro del fatto, si recò, come faceva tutti i pomeriggi, alla stazione ad aspettare il ritorno del suo padrone. Ma quella volta attese invano. L’animale, però, non si perse d’animo e il giorno dopo, puntuale, tornò alla stazione e così il giorno dopo, quello successivo e così via.

Pian piano, coloro che prendevano il treno a Shibuya iniziarono ad accorgersi e prendersi cura di lui. La sua storia uscì dai confini del quartiere e si diffuse a livello nazionale. Le persone arrivavano a Tōkyō solo per vederlo e/o accarezzarlo. Nel 1934 gli fu addirittura realizzata una statua in bronzo posizionata nella stazione (poi fusa durante la Seconda Guerra mondiale per motivi bellici e riposizionata nello stesso luogo nel 1948), un’altra venne eretta nella sua città natale.

Hachikō non smise mai, per tutto il resto della sua vita, di recarsi alla stazione di Shibuya ad attendere il suo padrone. Non smise fino all’8 marzo del 1935, giorno nel quale morì a causa di una malattia parassitaria. Il suo corpo fu ritrovato in una strada del quartiere.

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La notizia della sua morte fece un clamore immenso, si diffuse con una velocità inaudita. Tutti i giornali titolarono con la scomparsa di questo simbolo di fedeltà e amore. Fu dichiarato un giorno di lutto nazionale.

Oggi è ancora possibile rendere omaggio ad Hachikō poiché il suo corpo fu imbalsamato (tramite la tecnica della tassidermia) ed esposto nel Museo Nazionale di Natura e Scienza di Ueno (上野). Ogni anno, con la ricorrenza della sua morte, viene celebrata una cerimonia in ricordo di Hachikō e del suo grande amore per il suo padrone.

 

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